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stefanorissetto
un modo di guardare


Diario


24 maggio 2013

Procedere

Mi sarebbe piaciuto poter credere davvero che tutto avesse un senso, per quanto recondito, ma in ogni cosa individuavo tracce inesorabili di quel che non sembrava che cieca casualità, un procedere per tentativi, fonte di disperazioni e fraintendimenti.




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23 maggio 2013

Consistenza

Ma quella boccetta, perdendo gradualmente nel tempo la sua consistenza di contenuto, sarebbe diventata il mio orologio.




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22 maggio 2013

Livello

In maniera impercettibile, anche con il tappo avvitato al massimo, l'inchiostro sembrava evaporare, diminuiva di livello nella boccetta. Quando mio padre me ne aveva fatto dopo, era pieno fin quasi al collo, ma adesso la discesa era vistosa.




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21 maggio 2013

Sentore

Avevo così scelto di conservare quella boccetta in un cassetto, lasciando spazio gradualmente nella mia immaginazione e razionalità a un sentore indistinto che si sarebbe a poco a poco consolidato in certezza.




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20 maggio 2013

Inchiostro

Quando ero andato in prima elementare, mio padre mi aveva comprato una serie di pennini e una boccetta di inchiostro nero di china, proprio della marca con il pellicano sull'etichetta.




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19 maggio 2013

Perfezione

Non avrei mai usato quella boccetta, proprio perché mi affascinava la perfezione della sua forma, il rigore omocromo tra il tappo a vite di plastica e il colore lucente, metallico di quel liquido che, se fatto oscillare, anneriva anche l'interno del recipiente di vetro spesso.




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18 maggio 2013

Fluorescenza

Provai una grande tristezza, come se tutto fosse già finito. Ai bordi della ferrovia notai un'insegna luminosa, pulsante di una fluorescenza turchese, con la scritta Pelikan. Intesi quell'epifania come un segnale, un ammonimento.




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17 maggio 2013

Presagio

Almeno però, obiettò, mi potresti dire se hai qualche presagio, per sapere se sia simile ai miei.




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16 maggio 2013

Nulla

Una sconfitta o una vittoria non avrebbe cambiato nulla nelle nostre esistenze, l'unico effetto concreto sarebbe stata la possibilità di compiere un altro viaggio.




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15 maggio 2013

Al varco

Lo avevamo desiderato tanto, da piccoli, il momento di diventare adulti, ma adesso che c'eravamo arrivati, che dopo questo viaggio saremmo stati attesi tutti al varco dal nostro destino, avremmo voluto in qualche modo tornare indietro, oppure rallentare questo avvicinamento.




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14 maggio 2013

Sfaceli

Milano ormai stava diventando per me un cratere nella memoria, un luogo in cui situare soltanto sfaceli e solitudini, tesori altrui mal nascosti e destinati a non essere mai più ritrovati.




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13 maggio 2013

Valore

Adesso era venuto il momento di dare un valore a tutto questo nomadismo, ma quale valore?




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12 maggio 2013

Vacanza romana

Dal nostro inviato
STEFANO RISSETTO?
ROMA  La vacanza romana della Sampdoria si rivela, a sorpresa, dignitosa prova d'orchestra di una squadra mai vista prima, eppure credibile. Il rituale volo dell'aquila, stavolta impiegatizio perché il rapace va dritto o quasi al podio sul campo come se timbrasse il cartellino, simboleggia quel che si vedrà: una partita governata dalla forza di gravità e dalla differenza di peso specifico.
FORZA Per sette undicesimi rinnovata, rispetto all'assetto abituale, la formazione in nerocerchiato gioca alla pari e a testa alta con la quinta forza del torneo: tra riserve e titolari, forse, lo scarto non era così ampio. Il Doria regge, pur subendo al primo corner un gol in mischia, fortuito ma condizionante: Gastaldello mette in fuorigioco Klose, ma del rimbalzo profitta Floccari che di coscia tocca in porta.
VOGLIA Dopo soli 10', la gara si sbilancia, ma il Doria continua a giocarla con voglia e concretezza: Maresca e Poulsen sono forse i più motivati, come l'esordiente assoluto Rodriguez, che però rifila una scarpata al volto a Lulic, rimediando il primo “giallo” della sua carriera italiana, per rischiarne un secondo prima dell'intervallo: contrattempi dovuti alla giustificabile irruenza. Ma anche il centrocampo  di giornata coniuga sostanza e fantasia, con cambi di velocità e di fronte che disorientano i laziali
COLPI Poli accenna un passo di danza alla Romario, servendo a Sansone un pallone sprecatissimo. E' il segno dello stile di stagione di un Doria che ha oscillato a lungo tra il “vorrei ma non posso” e il “potrei ma non voglio”, fino a stabilizzarsi da marzo nel “potrei ma non posso”. La gara ha ampie pause, dettate dall'afa ormai quasi estiva, ma sono sempre i nerocerchiati a governare il gioco, per quanto la Lazio faccia barcollare a ogni affondo una retroguardia doriana carente nell'affiatamento e quindi nell'efficacia. In avanti Sansone si danna molto più di Icardi, che pure centra di potenza una maestosa traversa, ma i rifornimenti scarseggiano come la fantasia. Perciò si va alla pausa con uno svantaggio minimo quanto immotivato, ampiamente recuperabile.
RIPRESA Al rientro, Berardi rileva Poulsen nella costanza degli assetti tattici. La Lazio prova a farsi più intraprendente, con Ledesma che rileva Hernanes: ma è una squadra che fa turn-over con se stessa anche restando in campo, perché i pensieri sono tutti al derby che vale la Coppa Italia, tra due settimane che a Roma dureranno secoli.
GEOMETRIE Così la seconda parte ristagna e implode appena nata, mentre fioccano le sostituzioni di stanchezza e di dosaggio, nella sfuocarsi delle geometrie. Il Doria esercita un convincente possesso palla, la Lazio amministra di contraggenio il vantaggio di risultato, mentre il suo pubblico si dedica nei cori alla finale che verrà.
SILENZIO Poli lascia per un malanno muscolare, a vantaggio di Obiang: il Doria ha esaurito i cambi con 20' ancor da giocare. Ma la partita progressivamente spegne i motori, plana in silenzio e controvoglia – come l'aquila del pre-partita – verso l'aerodromo del novantesimo. Le schermaglie conclusive vedono ancora la Sampdoria in avanti, ma senza la lucidità necessaria a sorprendere Marchetti, mancato doriano nell'anno dei grandi rimpianti.
FINALE Con un intervento perfetto Da Costa nega a Floccari il raddoppio che arriva nel recupero su rigore, trasformato con irridente cucchiaio da Candreva, subito dopo l'espulsione di Renan. Si chiude così, con una sconfitta che nulla aggiunge e nulla toglie, e quindi non fa troppo male, ormai. Manca ancora una stazione soltanto al capolinea della stagione, domenica prossima a Marassi contro la Juventus. Un girone fa, il mondo intero si era accorto di Icardi. Stavoltra Maurito potrebbe essere al congedo dal Doria. Ma per parlare di addii c'è sempre tempo, anche quando non c'è più tempo.




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11 maggio 2013

Forme

Il bene tutto sommato è noioso, il male ha infinite forme e molte seducenti.




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10 maggio 2013

Disordine

Era qualcosa che agli altri poteva sembrare facile e perfino divertente, invece ogni volta che mi sedevo allo scrittoio mi trovavo come colui che si appresti a classificare i suoi incubi e quelli altrui finendo per destarne altri, a disordinare il disordine, a gettare altro buio sul buio.




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