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un modo di guardare


Diario


13 luglio 2006

Are you lonesome tonight (cronaca di un amore mai nato)

Stavo per intervenire, peccato non l'abbia fatto, porterò in me sempre il rimorso di un inaccaduto. Quando li ho visti allontanarsi, ho sperato che prendessero la stessa strada. Si sono avviati in direzioni opposte. Si direbbe per sempre. Come nel clip di "Breaking us in two" di Joe Jackson, come nella scena iniziale di “Stardust Memories", con Sharon Stone ventenne. Non si vedranno mai più; o quando capiterà sarà tardi. Lavorano, certo, nella stessa città. Ma da domani magari lui va in ferie, oppure lei. L'incanto era in quell'attimo che invano è trascorso. Davanti a me, che non ho saputo salvarli.
Lui penserà a lei, alle parole che non le ha detto. Lei si chiederà perché. Poi dimenticheranno, certo, si dimenticano perfino gli amori profondi anni e sofferenze, figuriamoci quelli che nemmeno hanno avuto il modo di capire che cosa sarebbero stati.
Benvenuti alla clinica degli amori non nati, dal lunedì al venerdì la terra di nessuno tra mattina e pomeriggio, quando nel centro sciamano le persone dagli uffici e dagli studi, invadendo i grandi magazzini. Fingono di cercare qualcosa sugli scaffali, sperano di incrociare uno sguardo in sintonia.
Stavo per intervenire e non l'ho fatto, è colpa mia, ma loro due non lo sapranno mai. L'uomo - sui quaranta, faccia da scolaretto, ciuffo biondastro striato del primo grigio, vestito avvocatizio contraddetto da una cravatta alla Mondrian - frugava tra Ruggeri e Vecchioni; la donna, leggermente più giovane, in tenuta autopunitiva - una specie di grembiule autocriticamente scollato, leggero leggero, in tutte le variazioni del blu, scarpe non all'altezza ma col tacco alto, capelli lunghi stirati e quanto sarebbero stati bene ricci, occhiali neri di Chanel e lo sguardo doveva essere bello - era incerta tra i cd di Dalla e quelli di Fossati. Era la sezione italiana del magazzino di musica ed elettronica, nel piano interrato, senza una finestra, li ho visti brancolare alla ricerca di se stessi resi ancora più pallidi dai neon. Avevano le mani nude. Separati, divorziati, chissà, una donna senza nemmeno un anello è rara da vedere.
Dal palese disinteresse con cui manipolavano i quadrangoli di plastica, producendo uno stanco e sinistro rumore ritmico, era ovvio che avessero cominciato a cercarsi. Io provavo a trovare un Battiato più che minore, ma non potevo non notare quel vicendevole protendersi da un abisso.
Come ci si conosce? Di solito ci si vede e subito dopo ci si guarda. Minimo è l'attimo in cui l'ignoto umano diventa qualcuno ai tuoi occhi. Prima non c'era e ora è lì, spesso rientra nel nulla. Se lo vuoi fermare, devi fare qualcosa. Che cosa? Quello che non hanno fatto né lui né lei. Hanno continuato a frugare negli scaffali, come se non importasse nulla dell'essere che avevano vicino. Eppure basterebbe una scusa, avvicinarsi ai dischi dello stesso musicista, fingere di aspettare che l'altro smetta di fingere di fare una cosa che serve solo a provare a farne un'altra. Ecco, lui si avvicina a lei, che traffica con Dalla, allunga una mano verso la fila dei cd, la ritrae in segno di gentilezza, lei gli sorride, è fatta. No, adesso lui scorre De Gregori e non la guarda, vorrebbero dirselo che si stanno puntando da qualche minuto, poi magari come tanti scopriranno che era da sempre, in fin dei conti molte delle persone che stanno insieme si sono conosciute come potrebbero adesso conoscersi loro. Niente, lui se ne va, troppo forte la paura di aver frainteso la gentilezza di un sorriso soltanto accennato in una supplica. Lei si toglie gli occhiali, lo sguardo è come pensavo, li rimette, lui prende qualcosa in zona Vanoni-Zero, si avvia alla scala che porta alle casse. Qualche secondo e anche lei afferra il primo cd che le capiti, probabilmente non lo ascolterà mai, oppure lo ascolterà ogni volta che avrà qualcosa di cui pentirsi. Sono rimasto solo, in mezzo alla musica italiana, buffo vedere una storia di silenzi nata e forse finita tra ore e ore di canzoni, vorrei vedere come va a finire, devo seguirli, forse uno dei due troverà il coraggio di dire una parola e poi un'altra e un'altra ancora. Prendo un cd anch'io, quel che serve per mettermi alla cassa.
Sono fortunati, c'è una cassiera sola, d'altra parte a quest'ora succede spesso.
Quando arrivo, la donna è alle spalle dell'uomo. Lui è voltato verso di lei, che ha alzato gli occhiali a mo' di fermacapelli. Io li studio due o tre posti più indietro. Parlano, finalmente. Dell'unica cassa aperta. Di quella laterale che però fa solo da biglietteria per i concerti e quindi è inutile. Del tempo perso, eppure si dovrebbe rientrare al lavoro. Parlano, ora si diranno i nomi. No, hanno entrambi il telefono in mano, lei digita qualcosa, un messaggio forse, lui se lo porta all'orecchio. Dice «Sono Federico, mi passi Giulio?». Poi chiude la comunicazione, forse ha soltanto finto di telefonare, però intanto lei adesso sa come lui si chiami. Ma un nome non serve a nulla, in una città. Ora parlano della fila che si sdoppierà sicuramente quando arriveranno al loro turno, del cliente che farà inceppare la macchina delle carte di credito. Subito un cliente estrae la carta di credito. Passa alla prima. La fila si sdoppia. Lui le dice: «Passi pure». Lei: «Tanto, ormai». Ecco: tanto, ormai.
L'uomo paga, sta per uscire. Si volta e le dice: «Ciao, buona giornata». E' passato al tu, ma esce mentre lei gli dice «Arrivederci». Ecco, lei prende le distanze, l'uomo aveva fatto bene a non osare. Ma a volte si fa l'opposto di quello che si vorrebbe fare veramente, per non tradirsi, e poi l'opposto dell'opposto, e così come in un gioco di specchi contrapposti il reale si dissolve, la vita se ne va.
Se ne va anche lui. Lei lo segue con lo sguardo. Quando esce, va dalla parte opposta. Domani ne ritroverò uno di loro, alla stessa ora, tra gli scaffali di musica italiana. Oppure nessuno dei due.
E' finita così, senza un vero perché. E non è questo il cd che ho comprato io.




permalink | inviato da il 13/7/2006 alle 21:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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