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Diario


25 agosto 2006

Vecchio Achille, in anticipo sul tuo tempo e anche - mi sa - su quelli dopo

Fatti coraggio, vecchio Achille. E’ quello che ho pensato ieri pomeriggio, quando ho sfruttato un pomeriggio di semilibertà in vagabondaggi senza costrutto, tra cui uno nel remainder di fiducia, in via Cairoli. E anche lì ti ho trovato, nello scaffalone dei libri senza speranza, quello con il cartello giallo enorme “Volumi iperscontati”. Che poi “iper” è tutto da vedere, siamo a Genova e quindi il tuo romanzo anche lì lo vendevano a 4 euro, nemmeno si fossero messi d’accordo col pachistano del tendone di corso Italia. Anche lì, ce n’erano quattro copie. Vorrei scrivere alla Baldini e Castoldi per dir loro di tener duro, non sono loro che hanno sbagliato: il tuo libro è un gioiello, anche stanotte mi sono portato avanti di una trentina di pagine ed è esilarante anche il capitolo della conferenza archeogeologica del professore, che si presenta come uomo mite e compassionevole salvo disvelare un implacabile fanatismo col passare delle ore e delle bottiglie sul tavolo.
Se penso alle quintalate di gesso e sabbia che ci hanno fatto studiare a scuola, seppellendo talenti come il tuo; e credo che pure all’università - anche se io a lettere, la vera laurea che avrei voluto prendere ma si sa prima il dovere e poi il piacere e il dovere ( almeno credevo) era legge, mi sono fermato a quota esami quattro – non ti calcolino troppo, può darsi che qualche pagina di tesi specialistiche sperimentali di cattedre minori di università minori te l’abbiano pure dedicata.
Niente, non c’è niente da fare. La Baldini ci ha pure provato: tutto inutile. Certo, la copertina non è un gran che, con quella specie di brigante Musolino assiso stracco (ecco, se permetti, l’unica cosa che finora mi sento di rimproverarti è la ricorrenza eccessiva dell’aggettivo “stracco”, lo si trova perfino nella stessa pagina a distanza di una decina di righe tra la prima e la seconda menzione, ma alla metà dell’ottocento non si parlava di editing e tutto sommato chi ha detto che fosse un male?) su un masso alla metà di una scarpinata che forse era simile a quella, esaltante, compiuta al Sacro Monte dai tuoi Gaudenzio e Martina. Anche il titolo, tutto sommato, può attrarre uno come me, ma io sono vocativamente minoritario e quindi non faccio testo. Tutto sommato, che il tuo libro mi piaccia così tanto spiega il perché del rigetto che suscita nel mercato.
Però anche questo non è vero, alcune volte nella vita mi è capitato di precedere il gregge nelle scelte estetiche. Poche, ma significative. Pagando l’intuizione, certo, col fastidio che provo quando le moltitudini si entusiasmano unanimi per certi scrittori o musicisti, sui quali io ero stato – senza merito, per carità, per caso piuttosto – tra i primi a inciamparci e a entusiasmarmene. Chissà quindi che non abbia visto giusto anche con te, vecchio Achille.
Siamo sempre lì, però. Basterebbe che, invece di un redattore ordinario allo sport nel quotidiano di un paesone di provincia, di quel paesone di provincia che è Genova che si crede città e invece è solo provincia, di te parlasse uno di quei tre-quattro oracoli che qualsiasi cosa dicono diventa oro colato. Faccio un esempio: tutti dicono (sbagliando) che erano pallosi i Promessi Sposi, ma vogliamo parlare della Commedia? Chi di noi, a scuola, ha amato davvero quel poema di una sconvolgente complessità filosofica e teologica, davvero una selva oscura dove giustamente il commentario a pie’ di pagina aveva una proporzione di cento righe a terzina, c’era da spaccarsi la testa a districarsi tra quello che l’autore ci aveva davvero voluto mettere dentro e quello che i critici nei secoli avrebbero pensato di vederci. Capitasse mai di incontrarlo, gli direi: “Senti, saprai benissimo che sul tuo Papè Satan, Papè Satan Aleppe hanno scritto migliaia di congetture, ecco, dammi una gioia, dimmi che era la prima cosa che ti era venuta in mente, tipo un trallallà messo lì per capriccio”. Questo per dire che la Commedia a me piaceva e piace, perché era ed è una sfida intellettuale persa in partenza; ma quando ho visto che milioni di persone si sono entusiasmate per le terzine concettualmente più complicate di tutto il poema, ovvero l’invocazione alla Vergine di Bernardo di Chiaravalle, perché recitate sul palco di Sanremo da Benigni che è una carissima persona, un attore enorme, ma insomma, avendo avuto la fortuna di ascoltare il canto di Ulisse e quello di Paolo e Francesca da Gassman so di che cosa parlo, ecco che mi sono arreso: le regole di tutto sono altre da quelle che vorrei. Ecco perché la gente paga per andare ad ascoltare quella Commedia che a scuola aveva odiato, ecco perché i tuoi libri, vecchio Achille, tentano timidamente di riproporsi ai lettori, persi magari tre metri sopra un codice o un calice dove niente è vero tranne gli occhi, senza riuscirci.

Dicono che fossi in anticipo sul tuo tempo, caro vecchio Achille, come capita a molti geni che troppo tardi si vedranno riconoscere il talento. Mi sa però che eri in anticipo anche sul mio, di tempo, e su tutti quelli che verranno. A meno che sottrarsi al tempo non sia il modo più intelligente di eluderne gli effetti.




permalink | inviato da il 25/8/2006 alle 14:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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