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Diario


26 settembre 2006

Bettini: campione a Salisburgo, un po' meno a Montecarlo. Prodi che gli dirà?

Premessa uno: il mio sport è il ciclismo. L'ho praticato, perfino con buoni risultati, fino a quando non ho dovuto scegliere tra i libri e la bicicletta. E ho molti rimpianti.
Premessa due: tutti gli anni, il giorno del Mondiale di ciclismo cerco di non prendere impegni. Purtroppo gli impegni, per un redattore sportivo, ci sono eccome. Così domenica pomeriggio ero allo stadio di Ascoli.
Premessa tre: non posso dirmi un tifoso acceso di Paolo Bettini, da quando si è ritirato Bugno speravo in Cunego ma mi sa che non se ne fa niente e quindi adesso mi sento come "orfano" di un campione in cui identificarmi.
Premessa quattro: comunque ho sempre ammirato Bettini per le doti agonistiche, il talento, tutto quello che insomma l'ha portato dove è arrivato. E poi, il giorno del Mondiale, a me basta che vinca un italiano. Fui contento anche per Moser a San Cristobal, lo sarei stato per Chiappucci ad Agrigento, e sto parlando dei due corridori che per motivi svariati più detestavo.
Premessa cinque: domenica pomeriggio, nella tribuna stampa di Ascoli, ho fatto la figura del cretino, perché quando ho sentito alla radio che aveva vinto Bettini, mi è scappato un urlo che si sono girati tutti, ero infatti nell'ultima fila col portatile sulle ginocchia, e oltretutto proprio in quel momento, a 5' dalla fine, Boudianski sfiorava il 2-1, il suo tiro da lontano era proprio nel sette, Castellazzi ci arrivava con le unghie, e io a gridare "Bettini!" al collega di Tuttosport.

Le premesse, mi rendo conto, sono numerose e noiose. Ma mi servivano per meglio calibrare quanto devo dire adesso. Dico "devo" perché non posso fare a meno di sfogarmi, è più forte di me.

Con la vittoria di Bettini, ovviamente sono piovuti i lanci di agenzia, molti a sfondo biografico. E ho scoperto una cosa che non sapevo: il nuovo campione del mondo, pur vivendo sempre dalle sue parti, alla California di Bibbona in Maremma, ha la residenza fiscale a Montecarlo. Questo - ovviamente - per non pagare le tasse, o pagarne di meno.

Com'è giusto, il presidente del Consiglio ha fatto subito sapere di voler ricevere con tutti gli onori Bettini a Palazzo Chigi. Si sa, tutto fa brodo; e se il post-Berlino era stato veramente penoso, tanto che - è stato scritto su un giornale non sospettabile di antipatie politiche specifiche - un marziano atterrato su Roma il 10 luglio avrebbe potuto benissimo credere che a vincere il Mondiale di calcio erano stati Prodi e la Melandri e insomma l'Unione, non Grosso e Cannavaro e Materazzi, adesso in teoria la cosa avrebbe più senso. Questo perché Prodi è un cicloamatore e quindi ha più titolo per occuparsi di Bettini; e pazienza se i doviziosi resoconti delle sue performance atletiche, fitti specialmente nella scorsa campagna elettorale, tradivano sospetti di scarsa genuinità (una maratona in meno di 4 ore, 10 km di corsa in tre quarti d'ora, roba da mietitura a torso nudo, cose insomma che avevamo già visto).

Però c'è un però. Questo benemerito e onestissimo governo di ottimati, il governo dei migliori e buoni e giusti, da quando - forte dei suoi 24mila voti di vantaggio e del manipolo di senatori a vita e di un italoargentino che aveva detto "vado con chi vince" - è tornato al potere, da una parte ha piazzato segnaposti dappertutto, dall'altra si è messo a parlare di una cosa sola: tasse, tasse, tasse, far pagare gli evasori, far pagare gli evasori, far pagare gli evasori.
A me non frega nulla, io non ho nulla da nascondere, i soldi me li trattengono in busta paga e non ho né bot né case né nulla; il giorno che le tasse venissero veramente fatte pagare a tutti avrei solo da guadagnare.

Però a questo punto voglio vedere come si comporta il signor presidente del Consiglio, dopo mesi che lui e i suoi giannizzeri e specialmente il professor Visco non parlano che di giustizia fiscale come presupposto della giustizia sociale, davanti a un uomo che per tutti i tifosi di ciclismo come me (Prodi compreso, certo) è senz'altro un campione del mondo, ma che da un punto di vista differente - che dovrebbe essere prioritario per un capo di governo - è soprattutto un elusore fiscale. Uno dei tanti italiani che hanno la possibilità di utilizzare il successo professionale per pagare meno tasse, o non pagarle del tutto, e la sfruttano. Come la mettiamo? Che cosa gli dirà Prodi? Gli farà solo i complimenti per Salisburgo, o gli raccomanderà di riportare la residenza fiscale nella sua Toscana, per dimostrarsi esemplare anche come cittadino?




permalink | inviato da il 26/9/2006 alle 14:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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