.
Annunci online

stefanorissetto
un modo di guardare


Diario


2 ottobre 2006

Giampaolo Pansa e "La grande bugia"

il caso
di STEFANO RISSETTO
Zone d’ombra, eccessi e aberrazioni. Queste le parole usate nell’aula di Montecitorio da Giorgio Napolitano, appena eletto capo dello Stato, a proposito degli aspetti della guerra civile italiana cui Giampaolo Pansa si dedica da anni, controvento come ama fare. Il suo Sangue dei vinti aveva venduto mezzo milione di copie, raccogliendo però critiche assortite di faciloneria nell’ecdotica e dilettantismo, fino all’accusa somma di "revisionismo". Replica e puntualizzazioni sono adesso il cuore de La grande bugia (Sperling & Kupfer), nuova provocazione di un giornalista di sinistra mai indulgente con la sua stessa parte. Le cose che scrive sembrano perfino ovvie, per chi ne abbia fatto amara esperienza. Tanto che a destra il suo atto di accusa ha sì suscitato sollievo ("Finalmente viene fuori la verità su quegli anni"), ma anche stizza ("La verità la puoi dire solo se sei di sinistra"). L’autore è laconico: "Per molti anni a destra si è preferita una strada, quella dell’agiografia e della celebrazione dell’onore dei combattenti, speculare e altrettanto sterile di quella della glorificazione dell’eroismo immacolato dei partigiani. Sbagliavano gli uni e gli altri".
DILETTANTE "Sono uno storico dilettante" dice Pansa di se stesso; ma da grande giornalista cita sempre le fonti con la dovuta acribia. Arriva così a poter sostenere che il movimento partigiano, esiguo nella reale consistenza numerica e marginale sul piano militare rispetto alle armate angloamericane, fu monopolizzato dal Pci, a sua volta eterodiretto da Mosca, nella prospettiva non già del ritorno alla democrazia, ma dell’instaurazione di un regime per nulla diverso da quelli eurorientali, tirannidi satelliti di quella moscovita. Corollario cruentissimo di tale configurazione, la vera e propria pulizia etnica ai danni di chi non avesse abiurato il fascismo, o non avesse avuto modo di riverniciarsi in tempo. "Una ricostruzione opposta - sottolinea Pansa - a quella che si fonda sulla storia scritta dai vincitori, la cosiddetta vulgata resistenziale". Ovvero: il fascismo calò su Roma da un’astronave marziana, opprimendo per vent’anni l’Italia, che unanime lo disdegnava e che, altrettanto unanime, si sarebbe sollevata in armi contro l’invasor. Poi: anche chi era fascista in realtà non lo era, specialmente quelli che svelarono di non esserlo mai stati dalle 00.01 del 9 settembre ‘43, non un minuto prima perché non si sa mai. Massimamente, poi, non lo erano quelli che da antifascisti sarebbero stati altrettanto zelanti, e comandoni, e intolleranti verso ogni dissenso, quanto erano stati da fascisti. "Se non ci fosse stato il Pci - dice Pansa - non ci sarebbe stata nessuna guerra partigiana. La resistenza ha avuto come perno cruciale e insostituibile il Pci del tempo, nelle sue intenzioni cripticamente golpiste, esplicate nella brutalità della resa dei conti, con Togliatti che rendeva sistematicamente conto di ogni minima mossa al vero padrone del partito, che stava a Mosca e si chiamava Stalin".
SPAVENTO Nasceva così, per consolidarsi nel tempo, quella che l’autore chiama Grande Bugia. "La verità - dice Pansa - è che quasi tutti stavano alla finestra, spaventati, per vedere come sarebbe andata a finire. E’ davvero assurdo parlare di insurrezioni nelle grandi città del Nord, che furono invece neutro teatro della ritirata tedesca, condita di truci rappresaglie, a fronte dell’avanzata alleata".
Nel libro, l’autore affronta le contestazioni dei più accesi detrattori delle sue opere revisioniste - compreso il giovane e acuto storico genovese Sergio Luzzatto, ribattezzato Signor Ghigliottina; ma ce n’è, e tanto, anche per Giorgio Bocca - e rende onore a testimoni apparentemente eccentrici come Darwin Pastorin, giornalista sportivo di fede marxista ma di famiglia fascista. "Non mi premeva però tanto regolare i conti con i critici - puntualizza - quanto fare un po’ di pulizia lessicale. Per me “revisionista” non è un insulto, è un titolo di merito".
"Il revisionismo - insiste - non è una patologia, ma un dovere. Chi cerca la verità, sia uno storico in cattedra o un semplice giornalista come me, non può mai sentirsi appagato, soprattutto davanti ai “perché? perché sì!” della vulgata resistenziale".
MANICHEISMO Pansa ha in uggia quel che chiama "memoria asimmetrica", metodologia pseudostorica alla base del consolidamento di una ricostruzione della guerra civile italiana afflitta da un favolistico - e quindi irreale - manicheismo di fondo. "Chi cerca di controllare il passato, come ha fatto il Pci con la guerra civile e con il terrorismo, applica sempre alla perfezione - argomenta - l’arma della memoria asimmetrica, secondo due canoni. Primo: io ho vinto e parlo, tu hai perso e taci, come accade nelle terre di mafia. Secondo: la ragion di partito prevale su tutto, perciò sulla Resistenza devono tacere non solo i fascisti ma anche gli antifascisti non comunisti".
Pansa sostiene di aver fatto ormai il suo dovere, sul fronte della riscrittura della storia del punto critico del Novecento italiano: "Questo libro può innescare una discussione vera, in giro vedo un’opinione pubblica che forse ha preso coraggio, chissà se c’entrano anche i miei libri. Vero è che ho notato un punto di svolta fondamentale".
QUIRINALE Chiaro il riferimento al primo discorso di Napolitano dopo l’elezione al Quirinale: "Credo che quel riferimento a “Zone d’ombra, eccessi e aberrazioni” siano le parole più coraggiose in assoluto pronunciate da un capo dello Stato e mi auguro che Napolitano vada avanti sulla strada dell’affermazione della verità. In visita a Budapest, ha saputo anche dire che nel 1956 non solo aveva sbagliato, ma avevano ragione i democristiani di allora, al governo c’era Segni".
COMPLESSO "Continui a dare scandalo. Se queste parole - conclude - le avesse dette un capo dello Stato non proveniente dalla famiglia comunista e non eletto dalla sinistra sarebbe successo il finimondo, si sarebbe chiesta la messa in stato d’accusa. Sempre per il vecchio, inossidabile complesso di superiorità della sinistra, messo a nudo tempo fa da Luca Ricolfi, anch’egli di sinistra; per cui non contano le cose, ma chi le fa". A dispetto di un incallito revisionista, ormai scomunicato a sinistra e mai pienamente accettato altrove, per via della diffidenza verso l’altro degli autocompiaciuti cultori della “voce della fogna”. Lui, Pansa, si consola a colpi di centinaia di migliaia di copie. E pensa che anche Newton era revisionista. Non lo era il Pajetta del "Tra la verità e la rivoluzione, scelgo la rivoluzione". Nel frattempo il Sole continuava a girare attorno alla Terra. Risplendendo sulle sciagure umane.

(Corriere Mercantile, 2 ottobre 2006)




permalink | inviato da il 2/10/2006 alle 14:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia     settembre        novembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Calcio
Politica
Musica
Storie
Cinema
Letti
Persone

VAI A VEDERE


CERCA