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28 ottobre 2006

Una scrittrice contro la prosa omeopatica di CARLO FRUTTERO

Non so più quale compositore francese, forse Ravel, parlava sarcasticamente della "musique de robinet", quel tipo di musica che potrebbe andare avanti all’infinito, senza un arco strutturale, senza sorprese, senza "effetti", tediosamente prevedibile nel suo monotono fluire. Lo stesso vale per la prosa di certi (molti) romanzi (e lasciamo perdere la saggistica), che scorre uguale a se stessa dalla prima pagina annacquando fino alla completa insipidezza personaggi e avventure, colpi di scena, trovate, agnizioni, i più morbosi tormenti dell’anima, i più roventi gorghi del cuore. Tutto suona allo stesso modo, tutto si equivale, alla fine. È prosa omeopatica, appena leggermente gassata, e poiché la maggioranza dei lettori sembra essere salutista, va benissimo così, tutti contenti.
Rosa Matteucci fa esattamente il contrario, cioè scrive davvero. Cosa vuol dire? Be’, intanto che non si può leggerla distrattamente, come si seguono le chiacchiere di una soap. Non è questione di parole difficili o ricercate o sbalorditive come in D’Annunzio o Gadda; il lessico è quello normale, con qualche linea di febbre qua e là. Ma si sente subito che tutto conta, che l’autrice ha in mente un disegno preciso, che se le andrai dietro qualcosa ne ricaverai. Piccoli spostamenti di avverbi, aggettivi divelti dal loro consueto sostantivo, similitudini non bislacche e tuttavia impensate, oggetti quotidiani, "bassi", infilati tra nobili o tragici eventi. Non c’è alcun virtuosismo, nessuna bravura esibita. Non si ammira nessuna "bella pagina", ma le tante piccole rugosità, i minuscoli spigoli e sobbalzi, ti tengono sveglio, vuoi sapere dove ti sta portando questa singolare manovratrice.
Io non la conosco, non so niente di lei, ignoro chi siano i suoi "referenti" letterari. Così a fiuto mi vengono in mente tre nomi, Céline, Beckett e Thomas Bernhard, inclini a una visione della vita così disperata da sconfinare nella più grandiosa comicità. Le tre eroine dei tre libri di Rosa Matteucci hanno un occhio implacabile. Già prima di salire sul treno di pellegrini dirette a Lourdes, la stazione è irta di spiacevolezze d’ogni genere. Il lungo viaggio è una specie di incubo, l’arrivo in un sordido albergaccio annichilisce, i compagni sono orribili, i dettagli più deprimenti e rivoltanti si accumulano, dalla moquette logora e lercia al croissant rancido. E l’ultima corsa in massa verso la grotta è una specie di Calvario. Ma nonostante... Ecco la chiave. Rosa Matteucci è l’impietosa, feroce, atroce cantatrice del "nonostante". Tutti lo sappiamo, tutti ci viviamo dentro fino al collo cercando di non vedere: bassezza, abiezione, vergogna, schifo fanno attorno a noi una palude ammorbante. Ma nonostante tutto la testa a un certo punto si rialza, gli occhi guardano in alto, il coraggio ritorna, la battaglia non è proprio perduta.
Così poi sarà nell’Eritrea nostra ex colonia, percorsa dai soldati dell’Onu, una terra di polvere, fame, degradazioni, lacerazioni, dove certi dolcetti fabbricati da un pasticcere italiano toccano il vertice dell’intollerabilità. Il titolo Libera la Karenina che è in te non sembra felicissimo, ma il libro è di una potenza passionale niente affatto indegna dell’eroina russa. E Cuore di mamma, appena uscito, investe come un Tir impazzito lo strazio della vecchiaia estrema, una figlia decisa a imporre a sua madre una badante ucraina, la vecchia che si ribella spasmodicamente mentre è in corso un cenone per anziani in una scuola scrostata. Ma anche qui, nonostante tutto, un barlume di salvezza comparirà alla fine, una pagnotta appena sfornata (da un fornaio odioso) insieme concretissima e mistica, provvederà a permetterci di tirare avanti ancora per un po’.
Manzoni? Certo. Flannery O’ Connor? Sicuramente. La Grazia non può mancare nemmeno per il più infimo di noi poveri vermi. Sono cose che uno accetta molto volentieri di sentirsi dire anche quando, come me, non è credente. A condizione beninteso che sia Rosa Matteucci a dirtele.
CARLO FRUTTERO

(La Stampa, 24 ottobre 2006)





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