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Diario


3 novembre 2006

In windsurf a Kabul

Se un italiano viene rapito in Italia, scatta immediato il blocco dei beni. Chiara la ratio: disincentivare l'industria del sequestro, rendendolo non redditizio.
Se invece un italiano viene rapito oltre confine e magari in zona “calda”, invece si paga eccome. Milioni di euro. Cash. Dall'Afghanistan all'Iraq, si paga. Ad aprire la scarsella - certo - sono i servizi segreti, attingendo al calderone dei fondi riservati. Ma alla fin fine il conto del chatwinismo di ritorno di un manipolo di zuzzurelloni, persuasi della natura aeronautica del bene (per fare del bene bisogna premettere all'attività sul campo almeno cinque ore di volo, troppo banale l'apostolato a Bari Vecchia o a Scampia, più fico alfabetizzare i remigini babilonesi o kabulensi) viene presentato anche ai familiari di altri italiani, "colpevoli" di essere stati rapiti dall'anonima sarda o aspromontana e quindi privi del giusto sessappiglio mediatico.

E' una situazione destinata a peggiorare perché ormai, data la sempre più consistente casistica, ogni italiano che circoli in territori sconsigliabili è come se avesse appiccicato sulla schiena il bollino rosso “vale tot milioni di euro, prendetevelo pure, è un affarone, ché il suo governo paga e paga subito”.

Mi viene in mente il Sordi debosciato e cocainomane dei “Nuovi mostri”, quando sulla sua Rolls bianca tesse l'elogio degli avventurieri affamati di esperienze inenarrate, protesi a girare il mondo e a scoprire nuove frontiere, il tutto per compiere "queste imprese che non servono a un c***o". Be', ogni volta che nel salaio dei tagliagole finisce un italiano, la domanda è: che cosa ci stava a fare laggiù? Era proprio indispensabile ci andasse? Quale miglioramento ha avuto l'umanità dalle sue intraprese? Saremmo riusciti a sopravvivere senza?

In Francia funziona così. Se un frescone esce in windsurf con il mare grosso, alla fine, quando lo vanno a recuperare, appena torna a terra gli presentano il conto della benzina dell'elicottero, degli straordinari del personale della protezione civile e via dicendo.
Ecco, se fossi il ministro degli Esteri, mi ispirerei a questo sanissimo principio. Carta e penna, ecco un bell'elenco dei Paesi a rischio: tanto non è difficile redigerlo. Dopo di che, ci ci DEVE andare ci va e a quel punto la rete di protezione è obbligatoria. Chi invece ci VUOLE andare per motivi suoi, perché si sente Lawrence d'Arabia, per mettersi alle spalle una delusione d'amore o per qualsiasi altro motivo personale, si prenda responsabilmente onori e oneri della sua intraprendenza. Si esaminino tutte le figure dei nostri connazionali rapiti in Asia degli ultimi anni e ci si faccia la domanda: era proprio necessario il loro espatrio?. La risposta è la targa automobilistica della città dei pavesini.
Noi italiani siamo la barzelletta del mondo per un mare di motivi, quasi tutti fondatissimi. Sarebbe ora di togliere qualche lemma al dizionario dei luoghi comuni sul nostro conto, anziché aggiungercene di nuovi.




permalink | inviato da il 3/11/2006 alle 13:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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