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Diario


4 dicembre 2006

Conversazione in Sicilia (V): Messina-Sampdoria 0-2

Dal nostro inviato
STEFANO RISSETTO
MESSINA – Sampdoria torna a far rima con vittoria. E’ tempo di riaccendere le stelle, dopo undici mesi di solitudine. Riecco il Doria capace di andare oltre i propri – evidenti – limiti, passare a Messina, riassaporando il gusto del successo esterno, con una prova di carattere e qualità. La Sicilia è sempre cara a Garrone e da giovedì scorso ancor più: la banda crepacuore, discesa nell’isola dopo le batoste con Torino e Roma, si riscopre maschia e vincente, recuperando un po’ di tranquillità. Rinfrancarsi è giusto, mentre pericoloso sarebbe illudersi: senza rinforzi invernali questa squadra traverserà stabilmente alti e bassi. Ora è il tempo degli alti, ma la classifica è talmente fluida che occorrerà attrezzarsi per ogni evenienza.
CABINA - In uno scenario quasi bloccato per ragioni infortunistiche o disciplinari, con Delvecchio e Parola nella cabina del proiezionista, spicca il nuovo avvicendamento tra i pali: Berti torna titolare a scapito di Castellazzi, che pure alla Favorita aveva meritato un voto alto. Il Messina, costruito ancor più in economia del Doria, si vota allo scavalcamento a catapulta della mediana, dove pure allinea il vivace Alvarez, alla ricerca del totem Riganò. Si parte con un Doria a tessere sulle ali, specialmente a sinistra, mentre Flachi e Olivera si cercano e sanno trovarsi, pur senza varcare l’attenta difesa non più giallorossa ma biancoscudata, dopo il recupero della divisa storica.
TESTA - Anche sul fronte doriano si punta a rischiare poco e così il Messina prova, prima con Alvarez e poi con Masiello, due tiri da lontano senza efficacia. Le contendenti sono platealmente condizionate dalla paura di un altro passo falso, si gioca quindi con estrema circospezione. Lo scenario può smuoversi soltanto su calcio piazzato e ciò accade al 20’: al primo corner per il Doria, sull’esecuzione di Olivera Franceschini prova il colpo di testa all’indietro, sorprendendo Storari. Il Messina reagisce di rabbia, il Doria controlla le velleità avversarie nella speranza di trovare altri spiragli. Ce ne sarebbe uno, per il fallo in area di Zanchi su Flachi, ma quest’anno – si sa – il rigore per il Doria non è regola ma eccezione.
RITMO - Forse anche per ragioni di dosaggio energetico, gli ospiti puntano a tenere il più basso possibile il ritmo delle pulsazioni del gioco, mentre nelle volenterose trame del Messina si fa largo qualche bagliore d’inquietudine: è casuale, benché perigliosissimo, lo spunto che porta Cordova al tiro sul quale Sala rischia l’autogol. Subito dopo il traversone di Masiello corretto da Floccari vede Riganò solo e in fuorigioco davanti alla porta, inutile il gol annullato dall’attento segnalinee Pirondini. Un paio di angoli consecutivi, un gran balzo di Berti su Riganò; ora l’insicurezza logora la retroguardia doriana, che pare soffrire se messa sotto pressione. E’ così Olivera, al 37’ a partire da solo verso Storari: secondo sua abitudine fa tutto alla grande, tranne la cosa a quel punto più facile, cioè il gol. Era l’occasione per chiudere la gara. Spentesi le ultime scintille della frazione, si va invece all’intervallo con un vantaggio minimo tutt’altro che rassicurante.
METRI - Alla ripresa del gioco, si accendono le luci artificiali nella conca di San Filippo e il Messina avanza a testuggine, sempre nella sistematica ricerca della mischia spugnosa e laocoontica. Olivera pare infilarsi in una di quelle catacombe in cui finora ha vissuto gran parte della stagione; e senza il suo volatile estro il Doria si scopre platealmente depauperato. In più, come il gatto dello Cheshire, Flachi tende a annullarsi in un sorriso di rabbia e il baricentro delle operazioni si avvicina a Berti.
CAMBI - Al giro dell’ora di gioco, è Giordano ad aprire la smazzata dei cambi, richiamando il fumoso Alvarez per Iliev. Novellino replica togliendo Olivera a vantaggio di Maggio. In questa fase è importante l’apporto di Parola, in fase di coordinamento delle sincronie tra reparti; ma è troppo presto per pagare, come fa Berti prima della metà del tempo, in cartellini le perdite di tempo; oltre che segno di debolezza è sfiducia in se stessi. Occorrerebbe a questo punto osare, anche per tener lontano il pallone dalla zona pericolosa: ma il Doria è a corto di energie ed evidenzia i soliti limiti.
FINALE - Tocca così a Quagliarella, per Flachi estenuato dal superlavoro in Sicilia. Ma il tema non cambia, il Messina preme in maniera costante e il Doria più non vede il rosa della maglia di Storari. Dopo lunga e fischiatissima indecisione, si arrende anche l’acciaccato Falcone, rilevato da Pieri. E’ un finale di pura sofferenza: Coppola sfiora il pari al volo, Quagliarella fa espellere Zanchi, lungo è il recupero, ma al primo contropiede Maggio concede a Quagliarella il pallone che chiude undici mesi di digiuno.




permalink | inviato da il 4/12/2006 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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