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Diario


10 dicembre 2006

Bentornato

Oggi ho ritrovato allo stadio un amico e collega dei più cari, una di quelle persone che è una fortuna incontrare nella vita ed è raro farlo nel nostro mondo di raccattacicche dell'accadere, oltretutto nello sport.
Aveva avuto un banale ma brutto contrattempo, è stato a casa qualche settimana e per la nostra "squadra" è stata un'assenza importante, spesso ci siamo trovati a girare a vuoto in quella fase determinante del lavoro che sono le varie ed eventuali, prima e dopo le partite e le interviste.
Ora è rientrato in organico e infatti mi ha dato subito un ottimo consiglio nel ramo letture, segnalandomi "Treno di notte per Lisbona" di Pascal Mercier; io gli ho invece detto che mi era molto piaciuto il discorso di accettazione del Nobel di Pamuk che soltanto "Repubblica" ha avuto la sensibilità di pubblicare ieri mattina, una cosa inaspettata perché quasi tenera e privata, tutta dedicata al padre come un risarcimento, un messaggio inutile e quindi giusto e doveroso. Gli era sfuggito, provvederà.
Già, anche in una tribuna stampa, prima di una partita desolante come Sampdoria-Siena, prima dell'arrivo nel settore ospiti di Saadi al Gheddafi in cappotto dolcegabbanesco con collo di pelliccia stile Jonathan del Grande Fratello, prima di un'ora e mezza di nulla che avrebbe permesso perfino a me di giocare nella porta della Sampdoria al posto di Berti, ci si può dilettare in qualcosa di diverso dal disporsi allo scrivere di Portanova, Franceschini, Accardi e Konko.
Ammiro e rispetto molto questo amico e collega anche per il suo modo sobrio ed essenziale di interpretare il mestiere. Io ho una vertiginosa autostima (sono Leone ascendente Leone, quindi è solo in parte colpa mia) ma credo di dovermi rassegnare all'idea di essere un giornalista scaleno, tendo sempre a esorbitare da quello che dovrei fare, a metterci del mio anche laddove non servirebbe. Kraus ha spillonato in un terribile aforisma il mio vizio, paragonando quelli come me ai garzoni di barberia: “Il parrucchiere racconta le novità, mentre dovrebbe solo pettinare. Il giornalista è pieno di spirito, mentre dovrebbe solo raccontare le novità. Sono due tipi che mirano in alto". Quante volte mi ci ritrovo, in questa soave scomunica.
Ecco, il mio amico e collega è tutt'altra cosa. Scrive molto bene, ma non va mai fuori dal seminato. Non gli scappa nulla, ha sempre la situazione sotto controllo, si fa leggere ma non ti dà mai l'impressione di non saper cosa scrivere e quindi di girare in tondo, è insomma un ottimo giornalista sul serio. Che poi sia anche una persona degna, è un di più che non guasta. Anzi.
A volte questo lavoro è quasi intollerabile, lo salvano le compagnie. Certe compagnie.
So che vieni qui a leggere, ne avrai di tempo da buttare via, e allora questo era un "bentornato": un po' elaborato e intorcolato alla Borromini come faccio io, ma ognuno è prigioniero di quel se stesso che si fabbrica.




permalink | inviato da il 10/12/2006 alle 22:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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