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un modo di guardare


Diario


16 dicembre 2006

Padri e figli

Si vede che oggi contava come una domenica. Può darsi, anche se le regole di questo gioco le conosco poco, anzi per nulla, se non per sentito dire.
A Genova ci sono tre McDonald's: uno alla stazione marittima, uno a ridosso dei giardini di Brignole e il principale, che poi era un Burghy dismesso, ai piedi del palazzo di via XX Settembre dove fino alla metà degli anni Novanta aveva sede la Sampdoria.
Alla sera, quando uscivo dal giornale per andare a casa, mi poteva capitare di incontrarci un ragazzo di colore coi dreadlocks che a molti non diceva nulla ma a me sì, perché era Clarence Seedorf appena diciottenne, era già ricco ma restava un ragazzo e andava a mangiare lì come aveva sempre fatto ad Amsterdam.
Oggi in quel McDonald's a volte ci entro alla sera per mangiare, se a casa sono solo e la voglia di cucinare è quella che è. Oppure prima di entrare, se so che come oggi la giornata di lavoro sarà lunga. Chiedo venia se qualcuno si offenderà, ma tra l'altro quelle schifezzuole non so perché ma mi aggradano. Basta evitare maionesi e intingoli, i panini sono decenti.
Comunque all'ora di pranzo dei giorni di festa o semifesta, nel salone seminterrato che una volta era l'ingresso pedonale della Rinascente, che sta in un altro palazzo a Piccapietra, il panorama è sempre costante,
In que giorni il McDonald's è come una spiaggia di novembre, la mattina presto, dopo una mareggiata. A riva restano i detriti di quelli che furono amori, forse. Molti dei tavoli da quattro sono immancabilmente occupati da due persone, sempre un uomo dai trenta ai quaranta e un bambino dai cinque ai dieci.
Il bambino mangia le patatine con la salsa di pomodoro in quella scatola colorata, a volte anche un panino non troppo complesso. L'uomo ha davanti a sé una bottiglietta d'acqua nemmeno aperta, guarda il bambino e vorrebbe dirgli qualcosa ma non sa che cosa. Si vedono forse una volta alla settimana, ormai, troppo e troppo poco al tempo stesso. Sono mozziconi di esistenza, spiccioli di tempo che servono soltanto ad agumentare rammarichi, rimorsi, rimpianti.
L'uomo sa che per tutto il resto della settimana la madre può raccontare al bambino quel che vuole. Magari la verità, ma ognuno tende a dissimulare le proprie mancanze e a focalizzare quelle altrui. Adesso toccherebbe a lui, ma ha solo un giorno, anzi quasi mezzo se n'è già andato, e il bambino pensa più che altro a intingere le patatine nella salsa di pomodoro, ammesso che sia davvero pomodoro. Ma tutto sommato non vuole dirgli nulla, gli basta averlo lì, una volta era stato il segno che tra lui e lei le cose erano andate bene, invece i guai erano cominciati proprio in quel momento, quando inizia qualcosa c'è sempre qualcosa d'altro che finisce. Così il bambino è passato da un papà all'altro e quello nuovo sta diventando quello vero. L'uomo invece sta ancora spolverandosi dalle macerie e così imbiancato non è un bel vedere, magari la colpa è stata sua, anzi è stata sua, ma ormai a forza di soliloqui ha saputo addomesticare la verità.
Tra poco si alzeranno, magari andranno al cinema, un altro buon modo per non parlare. E far finire in fretta il giorno più atteso, il più temuto della settimana.




permalink | inviato da il 16/12/2006 alle 17:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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