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Diario


11 gennaio 2007

Sampdoria-Chievo 1-0, triste apofonia mancata

Un gol senza subirne, come negli ottavi col Palermo: questo il bottino colto dal Doria ai danni del Chievo, al termine di una gara andante con brio nel primo tempo, ma declinata in moderato col passare dei minuti, fino a una chiusura di grande affanno, per quella che è comunque la sesta vittoria consecutiva in Coppa Italia. Mercoledì 17 gennaio, alle 15 al Bentegodi, basterà così evitare una sconfitta con due gol di scarto per guadagnarsi, nei due mercoledì successivi, la decima semifinale della storia doriana. Avversaria sarebbe l’Inter dell’ex Mancini, ieri sera in tribuna a studiare quel che per antico istinto ben dovrebbe conoscere.
AFFONDO - Assetto non inedito per il Doria: Zenoni a sinistra nella difesa che ha Sala e Accardi centrali, nel mezzo Palombo sulla fascia opposta, mentre è Delvecchio con Volpi in regia; davanti, con Quagliarella c’è Bonazzoli.
Molte le assenze in un Chievo tatticamente speculare ai blucerchiati, che ha in Italiano la motivata novità e in Obinna l’elemento più imprevedibile.
Il Doria parte più guerresco, con l’abituale movimento di fascia ma anche mediante affondi verticali; ma il Chievo pressa e raddoppia con l’abituale foga delneriana, chiudendo ogni spazio. Ai blucerchiati non resta che dedicarsi alla valorizzazione delle azioni da fermo, come riesce loro alla metà del tempo: Delvecchio prolunga la traiettoria di Volpi per Quagliarella, il cui gancio sinistro d’istinto è ribadito in rete da Sala, che realizza al tempo stesso la prima rete da doriano e un gol dell’ex, visti i pur remoti trascorsi clivensi.
INVENTIVA - La Sampdoria insiste, sente di poter prendere il largo e in un paio di occasioni sfiora, sempre con il fatato Quagliarella, la seconda rete. I gialloblù barcollano, faticando a guadagnare la metà campo dove spesso Castellazzi si ritrova solitario, bianco come un pupazzo di neve.
Esemplare l’applicazione tattica dei due schieramenti, spesso compressi in una decina di metri scarsi: a fare in questa fase la differenza, la maggiore varietà doriana in tema di soluzioni offensive. Ci sono ben quattro giocatori su dieci, quindi mezza squadra, collocati in posizione differente da quella abituale, senza che la manovra ne risenta, guadagnando anzi - per effetto della tipica sfacciataggine dei neofiti - in imprevedibilità.
Sul finire della frazione il Doria si prende una legittima pausa, ma il Chievo non riesce che a produrre velleitari suggerimenti a catapulta per i desolati Bruno e Obinna, col nigeriano che, in un paio di occasioni, punto dalla disperazione, prova con successo a lanciarsi da solo, non trovando però la cruna giusta nell’attenta retroguardia doriana.
CAMBIO - Un solo cambio nell’intervallo: Bruno nel Chievo cede il posto a Giunti. L’ex perugino si sistema in mediana e il modulo gialloblù diventa così variabile, grazie alla duttilità di Marchesetti e Kosowski: da 4-5-1 in ripiegamento a 4-3-3 in fase di possesso palla.
La ridefinizione giova ai veneti, che profittano della perdurante pausa doriana per costruire la prima azione della gara, fatale in potenza ma non in atto: punizione a spiovere di Italiano dopo laboriosa preparazione, Mantovani colpisce solissimo saltando sulla linea dell’area del portiere, pallone a lato di un niente. Sarebbe stato un gol devastante, per il morale doriano e per gli esiti del doppio confronto, ma Castellazzi si salva.
FATICA - Soffre comunque adesso il Doria, per lo stemperarsi delle energie. Entra dunque Bazzani, rilevando il poco tonico Bonazzoli, ma è negli ultimi trenta metri che si imbarca acqua. Il malassortito duo Maggio - Palombo concede troppo a Kosowski, che elabora molteplici fughe con traversone, per fortuna improduttive dato l’affollamento dell’area doriana.
A questo punto, i blucerchiati si convincono che sia meglio riservare le energie alla conservazione di quel gol che potrebbe semplificare il ritorno.
FINALE - L’inserimento di Olivera per Franceschini ha l’effetto immediato di un paio di fiammate dell’uruguagio, ma non attenua l’inquietudine dei blucerchiati, che subiscono sempre più l’iniziativa clivense: alla mezz’ora è Italiano a smarcarsi sulla destra, colpendo però in maniera imprecisa e soprattutto ignorando Kosowski e Obinna che avevano seguito l’azione.
La doppia ammonizione ottenuta in meno di cento secondi da Maggio complica ulteriormente gli ultimi minuti per un Doria in costante difficoltà, ormai a null’altro votato che alla difesa del gol iniziale. Pure Bazzani e Quagliarella agiscono vivacemente in alleggerimento, ridestando Squizzi dalla pennichella; ma sono fioriture d’agave, più dimostrative che concrete. Bastano però per far arrivare senza imprevisti il fischio finale, nonostante il raptus di Olivera, che riduce il Doria in nove. Vittoria importante quanto poco entusiasmante. Con la Fiorentina, certo, servirà altro.

(Corriere Mercantile, 11 gennaio 2007)




permalink | inviato da il 11/1/2007 alle 15:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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