.
Annunci online

stefanorissetto
un modo di guardare


Diario


19 gennaio 2007

Noi andremo a Verona: Chievo-Sampdoria 1-2

Dal nostro inviato
STEFANO RISSETTO
VERONA – Come quegli automobilisti che scendono dalla Cisa fino ad Aulla a motore spento e in folle, così il Doria guadagna la sua decima semifinale di Coppa Italia. A Verona, contro un Chievo di seconda mano, è bastato raccattare un gol da terra, guardarsi bene dal portarlo all’ufficio delle cose perdute e scivolare in discesa fino alla prodezza di Delvecchio, che alla vigilia aveva sperato di ritrovare il gol. Missione compiuta, con il corollario di un record storico (mai nessuno aveva vinto sette volte di fila in Coppa Italia) e adesso sotto con l’Inter, con la certezza di aver trovato in Zotti, lanciato alla ribalta dall’infortunio di Castellazzi al suo secondo giorno da doriano, l’ennesimo rinforzo più che indovinato. Ma con la squadra dell’ex odiamato Mancini servirà una prestazione assai più tonica, nella qualità come nell’intensità.
ASSENZE - In un contesto raramente depressivo (15 spettatori nei distinti, tutti al primo piano, nemmeno duemila in tutto), Novellino lascia a sorpresa Falcone in tribuna; mentre Quagliarella, dato per acciaccato alla vigilia, siede in panca accanto alle novità Arnulfo e Zotti. La formazione, al netto delle disavventure infortunistiche e disciplinari, è comunque la migliore possibile. Non così per il Chievo, in cui pure figurano, a fianco di preponderanti rincalzi abituali, due elementi poco tranquillizzanti come Luciano e Obinna. Vogliono i veneti rimontare ed è infatti gialloblù la prima occasione, con il brillante Kosowski che al 5’ costringe Castellazzi a deviare in angolo, proprio mentre Volpi accusa un risentimento inguinale, che lo obbliga a cedere il posto a Parola, per un conseguente impoverirsi del tasso di silicio nerocerchiato.
ARROCCO - L’avvio è clivense, grazie alla vivacità di Marcolini, che chiama a smarcarsi i due attaccanti e tenta un paio di volte la soluzione dalla distanza. Privo del regista, il Doria platealmente mostra la differenza che corre tra accatastare calce, cemento e mattoni alla rinfusa, rispetto a progettare e costruire una casa. Novellino muove allora in arrocco a centrocampo, con Delvecchio all’ala e Palombo in mezzo, ma la povertà di idee resta vistosa. Il Chievo scopre che il Doria non è così solido come temeva e dà gas al motore, lasciando finalmente qualche squarcio di campo aperto in cui i nerocerchiati si fiondano per rifiatare.
Ci si mette anche il terreno, non più solido di un letto ad acqua, a rendere assai ardue le manovre palla a terra, propiziando di contro una sequenza di giocate buone per uno sferisterio langarolo, che fanno della gara uno spettacolo da bollino rosso. Appena dopo la mezz’ora, il Doria si brucia anche il secondo cambio, stavolta pesante perché si tratta del portiere: Castellazzi avverte un dolore al ginocchio destro e cede il posto all’ultimo arrivato Zotti, che non giocava da quasi un anno e mezzo. Tra gli ospiti si fa largo un filo d’inquietudine, ma l’attenzione in copertura (belli alcuni recuperi d’istinto di Pieri) tiene lontani i clivensi dalla porta doriana. Poi, l’inatteso botta e risposta di fine frazione: al primo tiro nerocerchiato, il gol che spezza l’equilibrio e dissolve la prospettiva dei supplementari, con la punizione di Parola a trovare in area Bazzani che centra il palo, favorendo il guizzo sottoporta di Bonazzoli; ma il Chievo riapre la gara subito dopo, grazie alla girata di Marcolini che, servito da Luciano, sorprende Zotti. Si va così al riposo con un pari a due reti fin troppo generoso, rispetto allo zerovirgola fatto vedere dalle contendenti.
DANZA - Dopo l’intervallo, il Chievo parte all’arrembaggio, reputando possibile la grande impresa, a fronte di un Doria fin troppo raggomitolato in se stesso. La troppa precipitazione, inoltre, fa sciupare a Bazzani quel che sarebbe stato il gol della sicurezza. Così i gialloblù proseguono la loro danza del serpente, ambigua e ipnotica, sferrando colpi intimidatori come la traversa colpita al quarto d’ora in rovesciata da Rickler. A ogni affondo il Chievo dà l’impressione di poter far male, guadagnando così spavalderia a scapito della sicurezza nerocerchiata.
EQUILIBRIO - Man mano che si avvicina il finale, il Doria ritrova vivacità, senza però che Bonazzoli riesca utilmente a supportare Bazzani. Spazio allora a Quagliarella. Il prologo agli ultimi minuti pare di sottile sofferenza, col Chievo a dare tutto e quindi a scoprirsi; su punizione di Parola, cresciuto col passare dei minuti come punto di equilibrio del gioco, Delvecchio trova così un palo amico, che fa sponda oltre la linea al suo colpo di testa, anzi di… sciarpa. E’ il gol che pone fine alla contesa e che lascia spazio soltanto al doppio biglietto da visita di Zotti, che prima su Marchesetti e poi su Luciano dimostra quanto abbia visto lungo la Sampdoria ad aver fiducia in lui.

Dal nostro inviato
STEFANO RISSETTO
VERONA - “Non è vero ma ci credo”: questo il motto di Gennaro Delvecchio, che alla vigilia aveva “chiamato” un gol che mancava ormai dal 1° ottobre, data del colpo di testa rifilato a De Lucia del Parma a Marassi. Adesso Gennaro - mentre la Sampdoria rispolverava per la prima volta nella stagione la suggestiva divisa nerocerchiata, che lo scorso anno aveva salutato l’ultima vittoria esterna, in quel di Lecce il 14 gennaio – torna alla rete, in coincidenza con un altro successo fuori le mura. “Ne avevamo parlato a Bogliasco di questa rete che non riuscivo a segnare – sorride, scrutando la sciarpa d’ordinanza del cronista – ed è andata bene, a me e alla squadra. Ci tenevamo proprio, a regalarci questa semifinale contro l’Inter, ma al tempo stesso sapevamo che qui a Verona sarebbe stata una gara difficile”.
“Non abbiamo fatto in tempo a pensare di aver chiuso il discorso – prosegue – che subito il Chievo si è rimesso in corsa, ma nel secondo tempo abbiamo giocato una gara molto accorta e abbiamo concesso ai nostri avversari i soli tiri in porta quando ormai la gara era decisa“.
Delvecchio adesso lancia la sfida all’Inter: “E’ la squadra più forte d’Italia e forse d’Europa, ma quest’anno l’abbiamo già incontrata una volta, in casa sua, e credo che avremmo meritato la vittoria visto che nell’azione del nostro vantaggio ci stava pure l’espulsione di Cordoba ultimo uomo su Flachi. Almeno nel confronto diretto, siamo stati più che all’altezza dell’Inter che da quel giorno non avrebbe più sbagliato una partita. Potrebbe fermarsi ancora una volta, proprio con noi”.

(Corriere Mercantile, 18 gennaio 2007)




permalink | inviato da il 19/1/2007 alle 13:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre        febbraio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Calcio
Politica
Musica
Storie
Cinema
Letti
Persone

VAI A VEDERE


CERCA