.
Annunci online

stefanorissetto
un modo di guardare


Diario


23 gennaio 2007

Quel numero in memoria

In ricordo di A.L.
(1963-2006)

Oggi pomeriggio, mentre tornavo da Bogliasco, frugavo nell'autoradio e a un certo punto sono inciampato in una stazione che trasmetteva "Azzurro" nella versione di Celentano, però nuda, ovvero solo la base musicale. So che esistono queste versioni per il karaoke, ma non le avevo mai ascoltate alla radio. Senza pensarci troppo mi sono accodato all'unz-unz di quell'arrangiamento da festa campestre, che falsifica ancor più di allegrezze il registro di una canzone che trasuda malinconia da ogni verso. Ero sul lungomare nei pressi di Vernazzola e ho cominciato a cantare, come facevo sui pullman negli anni in cui le partite le andavo a vedere per sentimento e non per lavoro.
E allora mi sono venuti in mente i pullman e i treni e gli aerei e gli stadi, e alla fine di tutto c'era il pensiero che mi ticchetta nel cuore da qualche giorno, cioé che tra poco è il 25 gennaio, ovvero è già passato un anno da quando te ne sei andato. Te n'eri andato in un certo senso molto prima, per via di quella strana e feroce malattia che ti aveva aggredito, lasciandoti un mozzicone di vita che ti era servita per venire qualche volta allo stadio perfino, illuderti e illuderci in definitiva.
Mi sembra che tu sia stato uno degli amici più importanti della mia vita e siccome è vero poi finisco per sorprendermi, visto che in pratica ci siamo frequentati assiduamente soltanto dal 3 settembre 1988 (mi ricordo la data, perché era quella del mio primo volo in aereo, Genova-Norrkoeping sul charter ufficiale del Doria, e anche del tuo) per i tre anni successivi, perché poi avremmo finito di scherzare simultaneamente: tu saresti entrato alla Sampdoria come funzionario e quindi non ti saresti più potuto permettere di andare allo stadio con la maglia di una squadra inglese, io avevo firmato il mio primo contratto da giornalista e anche se non facevo più lo sport dovetti pastorizzare le mie bizze. Ci eravamo trovati, sia per un certo comune disincanto bianciardiano, sia perché era impossibile non volerti bene per come eri intelligente e simpatico e sarcastico quando serviva. Restavano i ricordi di quegli anni insieme, da un capo all'altro dell'Italia e dell'Europa, come quella volta che dirottammo un pullman in piena Germania Est, a poco più di un anno dall'abbattimento del Muro, perché avevamo capito che il programma della guida tedesca era sbagliato e seguendolo non saremmo mai arrivati in tempo a Jena per la partita, così al Tg Liguria dissero di un pullman disperso dopo la frontiera, ed eravamo noi, che arrivammo in tempo alla partita. Oppure il Mondiale 90 visto da antitaliani per via dell'emarginazione dei nostri, nel seminterrato di via Casaregis. Tutte cose che ci hanno legato per sempre, infatti adesso che è quasi un anno io ripenso a un anno fa.
Il giorno che venimmo a salutarti, poi presi un treno per Milano. Il Norditalia, compresa Genova, era sommerso di neve, quella sera c'era un turno infrasettimanale col Milan e di andare su in auto non se ne parlava proprio. Presi una stanza al Brun che è vicino allo stadio di San Siro, quando entrò la squadra col lutto al braccio mi si fermò tutto dentro, il Doria andò sotto e poi pareggiò con un gol impossibile, ma era tutto impossibile, quella notte nella mia stanza al Brun sentii che la Sampdoria non sarebbe stata più la Sampdoria, ogni volta sarebbe stato un "chissà cosa direbbe Armando di Gheddafi", oppure della parata di Delvecchio a Reggio Calabria, oppure di tutto quello che continua ad accadere mentre lui è già sceso.

Quando seppi, tornando da Udine un anno fa, arrivai al giornale e scrissi questo. Non avrei voluto scriverlo mai.

"Sei caduto dal filo, non ce l’hai fatta ad arrivare in fondo, che rabbia e che pena per noi, che siamo stati in tutto questo tempo quaggiù in fondo, a guardarti camminare, un passo dopo l’altro, a pregare che non si alzasse nemmeno una carezza di vento, che il filo non si spezzasse. Eri anche tornato allo stadio: a Marassi, perfino a Bologna. Invece niente. Ma poi chi ti ci aveva mandato, a camminare sul filo, come ci eri finito, perché, perché proprio tu. Sembra ieri che... sembrano ieri tante cose; e tanta gente, troppa, da ieri mattina anche tu. Attraversando il formicare della neve, il piccolo Dornier sul quale ero partito da Trieste si era appena posato sulla pista di Sestri, quando dall’oblò sul mare ho visto uno strano brillìo, un lampo forse. Invece era il destino in forma di pavone, che stende la sua ruota dai mille e mille occhi neri quando succede qualcosa di brutto. Infatti il telefono, appena riacceso, ha scandito il messaggio, era Umberto che mi diceva una cosa che avevo temuto talmente tante di quelle volte, che ormai pensavo il peggio fosse passato. E invece eri caduto, avevano già tolto il filo; non c’era più niente da vedere, niente da capire. Proprio lì, all’aeroporto di Genova, ci si era conosciuti, settembre ‘88, era il primo volo per tutti e due, verso Norrköping. Da allora avremmo cominciato a collezionare momenti, da etichettare con il solito Quella volta che...: trasferte, autogrill, gol, tutta roba che pensavamo di gustarci molti anni dopo, magari da vecchi. Poi eri stato assunto alla Sampdoria; ma per gli amici eri sempre il nostro agente all’Avana, un infiltrato nell’ufficialità che sotto la divisa conservava la t-shirt dei Tesi Samp. Avevi inventato Vil Coyote come simbolo del gruppo; ce ne vorrebbero di pagine per dire del tuo talento dialettico fatto di intelligenza e cuore, del tuo modo combattivo e antagonista di essere doriano, del ragazzo buono e leale e generoso che sei stato, ma queste sono cose che sanno tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerti e di percorrere insieme con te un tratto di questa strana navigazione. Tutti al remo!, lungo il fiume della miseria del mondo, tutti al remo!, dice un lugubre capitano; passa il tempo e di questa vita ci si capisce sempre meno. A cosa ti è servito per due anni fare a pugni, e quanti ne hai presi!, con una malattia che ancor oggi non ho capito cosa fosse veramente, cinque o sei casi nella storia della medicina; se poi doveva finire lo stesso così. Che ingiustizia, e che senso di colpa immenso che mi prende, per ogni volta che non ti ho dedicato un attimo di più. Fino all’ultimo telefonavi - dal filo sul quale camminavi a passi piccoli piccoli, vedendo la salvezza ora vicinissima, poi più lontana, quindi di nuovo vicina - per sapere del Doria; era il tuo modo di esserci, ed era una gioia sentire la tua voce, poi però c’era il pezzo da mandare, il giocatore che arrivava in sala stampa, e allora toccava salutarci. Ora, dopo le partite, non chiamerai più; e questo pensiero strazia chi ha fatto il tifo per te come tu lo facevi per il Doria. Consola l’idea che tu ritroverai lo Chef e il Cavaliere. Immaginarlo, Rebuffa, che ti guarda sorpreso e dice: checc.. ci fai già qui?. Quanto sarebbe stato bello rivederti allo stadio, senza più la mascherina. Invece no, il capitano chiama, Everybody row!, tutti al remo!, sul fiume della miseria del mondo. Addio Armando, riposa nella pace del Signore".
(Corriere Mercantile, 27 gennaio 2006)

Sul mio telefonino, alla voce Registro Chiamate - Chiamate Ricevute, c'è ancora la telefonata dal 339/647**** delle 15.16 del 31/12/2005. La tua voce veniva da lontano, da lontanissimo, fioca fioca. Parlammo per quasi mezz'ora dell'infortunio al ginocchio di Bonazzoli e di altre cose che non ricordo, volevo stare al telefono il più a lungo possibile perché avevo la netta impressione che era come se tu stessi cadendo e io ti stessi reggendo per la mano, però appunto facevo fatica, non ce la facevo più, l'unica cosa era farti stare di nuovo bene e in quello certo non potevo riuscirci io, alla fine la mia contitolare mi guardò e capì con chi avevo parlato e come e perché.
Il tuo numero è ancora in memoria e tutto il resto anche.




permalink | inviato da il 23/1/2007 alle 22:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre        febbraio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Calcio
Politica
Musica
Storie
Cinema
Letti
Persone

VAI A VEDERE


CERCA