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Diario


26 febbraio 2007

A bout de souffle: Milan-Sampdoria 1-0

Dal nostro inviato
STEFANO RISSETTO
MILANO – All’ultimo secondo, quando forse pensava di avercela fatta, il Doria lascia al Milan una vittoria ottenuta più per inerzia che per volontà e concretezza, al termine di una gara all’insegna delle reciproche debolezze. Non aver sfruttato la superiorità numerica di gran parte del primo tempo è rimpianto che resta, al pari del palo centrato da Palombo: ma a fronte di una squadra che resta fra le più temibili d’Italia e non solo, la resa in extremis di ieri sera è ancor più amara. Dopodomani con l’Atalanta mancheranno la Sud oltre le griglie e in campo Olivera e Bonazzoli, entrambi avviati all’automatica squalifica: sovrapprezzo pagato per un risultato che punisce il Doria più di quanto non premi il Milan, che trova per terra il biglietto vincente e lo raccatta per obbligo di nobiltà. Che poi senza Flachi il tasso di imprevedibilità si attenui di molto, non è scoperta di ieri sera: ma anche a San Siro il Doria ha dimostrato di saper convivere con le difficoltà, fino all’esitazione fatale.
ESPULSIONE - Nel Doria la defezione di Bastrini obbliga Novellino a presentare una corsia di destra con Maggio e Olivera, mentre Zenoni e Ziegler sferragliano sulla fascia opposta. Senza sorprese il resto dell’assetto doriano, che vede in avanti Bonazzoli preferito a Bazzani come spalla di Quagliarella. Dopo un avvio all’insegna dell’elisione reciproca, è Palombo a far tremare il palo alla sinistra di Dida con un violento destro da una trentina di metri. Subito dopo Bonazzoli difende palla, si lancia verso l’area e costringe Oddo al fallo da espulsione, a una manciata di centimetri dal rigore. Dopo la vana punizione di Volpi, Ancelotti richiama Oliveira per ripristinare la linea difensiva a quattro, alle spalle di una mediana in cui Kakà si allinea ai compagni, con Ronaldo unica punta dopo soli 10’ di gara.
IRA - Il vantaggio numerico, anziché il Doria, ringalluzzisce il Milan, che prova a convertire l’iracondia in geometria; ma gli ospiti si attrezzano a sfruttare la situazione e reggono agevolmente il confronto. Certo, ai solisti rossoneri basta un’oncia d’aria per intonare acuti immani: è così Kakà a metà frazione a impegnare Castellazzi in una parata arrischiata. Il divario di classe tende platealmente a controbilanciare quello di unità in campo. Sul primo corner, il Doria con Maggio induce Dida a una parata da artista, ma è una giocata troppo bella per essere vera. Olivera produce poco e così a destra il Doria non affonda, mentre a sinistra analogo risultato si deve allo scarso affiatamento tra i due “Z”: occorre così affidarsi all’affondo episodico al centro, dove però la difesa rossonera non sbanda più di tanto.
ASSALTO - Ridisegnato in chiave emergenziale, il Milan nulla consente alle velleità doriane, destinate per tutto il primo tempo a esaurirsi nel legno colto da Palombo. Neppure Castellazzi corre grossi rischi, ma sulla tre quarti ospite la pressione è costante, potenzialmente fonte di opportunità destinate a restare sulla carta. Il gioco esterno rossonero, infatti, risente del dovere di moltiplicare gli sforzi per supplire all’inferiorità e così l’assalto alla porta doriana si sviluppa attraverso giocate celibi, scaturite dall’inventiva individuale piuttosto che da una progettualità collettiva: così per la saetta di Kakà che trova pronto il numero 1 doriano, poco prima che Olivera, rimediando due cartellini in poco più di cento secondi, riporti il Milan in parità numerica. Ovvia la mossa di Novellino, che lascia Bonazzoli solo in avanti, mentre Quagliarella arretra all’ala destra. L’intervallo così arriva senza danni.
RIPRESA - Anche dopo la pausa, il gioco del Milan passa dai piedi di Seedorf, il più lucido e continuo dei rossoneri nel raccordare i reparti e tessere trame credibili. A suonare la carica è Ambrosini, un cui colpo di testa sibila di poco sopra la sbarra. Di contro il Doria tende a sclerotizzare l’andamento del gioco, per meglio governare pause e accelerazioni, senza tuttavia riuscire a trovare il varco buono per riavvicinarsi concretamente a Dida. Accusano però i rossoneri la fatica di un’ora controvento e i biancocerchiati guadagnano campo e ardore, pur nell’assenza di sbocchi concreti alla ritrovata vena.
SFURIATA - Col passare del tempo, il Milan tende a farsi degno del proprio lignaggio e al culmine di una plateale sfuriata costringe il Doria a un supplemento di cautela, che ulteriormente riduce le sortite nella metà campo rossonera. Si avverte dolorosa l’assenza del genio di Flachi, che in un contesto così affollato d’angoli retti sarebbe stato l’uomo adatto per individuare vincenti codici di geometria esistenziale. Ancelotti richiama prima l’affaticato Seedorf a vantaggio di Pirlo, poi un Ronaldo del tutto inconcludente per Inzaghi, verso l’ultimo assalto. Proprio allo scadere è Ambrosini a pescare il jolly, infliggendo al Doria una sconfitta amara quanto immeritata.

(Corriere Mercantile, 26 febbraio 2007)




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