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un modo di guardare |
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Diario
27 marzo 2010
Nel tempo che non c'era
Era finito il tempo di sfuggirsi, di rincorrersi, di eludersi. Avevano mal agito in pensieri, parole, opere e omissioni, soprattutto omissioni. Ma adesso tutto era chiarito, erano l’uno davanti all’altra, vicini e nessuno avrebbe potuto sottrarre loro la perfezione di quel momento.Il mare era fermo e sonnolento oltre la ringhiera, gli spettatori uscivano con l’aria delusa dall’ultima proiezione, sciamando verso i parcheggi, né lui né lei sapeva bene che cosa fare, annullare quella distanza ormai breve, ormai irrilevante, perché niente li aveva mai separati davvero e niente da quel momento in poi li avrebbe ostacolati. Fu un abbraccio come avevano sempre desiderato, ai piedi del ragno metallico che reggeva l’ascensore panoramico, quella stretta di due anime era cesura abissale tra la vita sprecata di prima e quello che sarebbe stato nell’avvenire.Lui volle segnare nella memoria quell’attimo, per potersi dire sempre «Quella notte, il 28 marzo all’ora tal dei tali, tutto cambiò per me, per noi». Guardò al polso e vide che l’orologio segnava le due e cinque: per pochi minuti quell’incontro si era svolto nel tempo che non c’era, quindi non era accaduto. Le due erano diventate subito le tre e così lui e lei si erano ritrovati, trovati forse in un istante inesistente.Riaprì gli occhi ed era solo. Non era nemmeno sulla calata del porto. Era in casa, allo scriptorium, e le due non erano ancora arrivate. Ma lui era da un pezzo che viveva tutto il suo tempo dalle due alle tre del giorno in cui a quell’ora si spostano le lancette in avanti. E forse sarebbe stato troppo tardi, quando in autunno avrebbe potuto percorrere due volte la stessa ora.http://www.youtube.com/watch?v=U_pkXEJ9lTs
| inviato da stefanorissetto il 27/3/2010 alle 23:58 | |
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