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13 agosto 2015

Eder, il canarino nella miniera



Eder non è soltanto un giocatore. E' il canarino nella miniera. Fin qui il mercato va valutato con riserva, per quanto in tutta evidenza condotto in base a quanto indicato – con lodevole franchezza - nel piano triennale elaborato dal CdA («effettuazione di operazioni di mercato in uscita che consentano di realizzare significative plusvalenze», verbale assemblea degli azionisti 27 aprile 2015, p. 17), nel senso di un probabile indebolimento di una rosa che ha visto in un solo reparto tre cessioni importanti – più una quarta all'orizzonte - e un mancato riscatto, oltre a una serie di partenze non minori per fine contratto, fine prestito o mancato riscatto. I movimenti onerosi in entrata si limitano di contro a Bonazzoli, Zukanovic e Fernando.

L'ingaggio di Cassano, per tempi e modi, appare dettato anche da esigenze meta-tecniche, come la volontà di superare lo shock per la batosta europea e l'intenzione di far digerire alla piazza la probabile cessione di Soriano, che d'altra parte – al pari di Correa, giocatore su cui pure la società si dice intenzionata a puntare forte - si sarebbe visto restringere lo spazio dal Grande Reduce.

Ma una cessione di Eder, a meno di dieci giorni dall'avvio del campionato, temperata o meno da un arrivo di Balotelli che potrebbe essere ingaggiato solo in prestito con accollo dello stipendio da parte della società di appartenza, inquadrerebbe in senso inequivoco le strategie generali societarie. I programmi tecnici verrebbero in tutta evidenza subordinati a quelli economici, a vantaggio di un pareggio di bilancio da raggiungere quasi esclusivamente sul mercato. Si tratterebbe insomma della prosecuzione dei famigerati “parametri” garroniani con altre parole.

Gran parte della fiducia riposta dalla piazza nel nuovo corso verte infatti, oltre all'empatia stabilita in ragione del cambiamento di stile, sulle aspettative legate all'intraprendenza della proprietà, in tema di spirito d'iniziativa nel reperimento di nuove fonti di ricavo.

Quasi conclusa la prima fase di ristrutturazione aziendale, con il drastico taglio di ogni costo giudicato inessenziale all'oggetto sociale, non si registrano però gli slanci auspicati, se non addirittura promessi: l'idea di costruzione di un nuovo stadio è stata accantonata, a vantaggio della cogestione dell'esistente; la struttura commerciale di sfruttamento del marchio resta quella del passato; manca ancora, soprattutto, il nome di peso sulla maglia, ovvero lo sponsor che avrebbe potuto rappresentare un sostegno importante ai progetti di sviluppo, indicati addirittura nella conquista del tricolore nell'arco di un triennio.

Se a questo sostanziale stallo, nella crescente divaricazione tra annunci e atti, si aggiungesse - nell'imminenza della prima di campionato - la cessione del giocatore al tempo stesso più amato dalla piazza e imprescindibile sul piano tecnico, l'umore collettivo – già messo alla prova sotto molteplici punti di vista – potrebbe cambiare. E non al meglio.




permalink | inviato da stefanorissetto il 13/8/2015 alle 16:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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