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Diario


14 agosto 2015

Amare e discutere



18mila abbonati sono una garanzia e al tempo stesso un embrione di salvacondotto. Ancora una volta, il grado di fedeltà del pubblico doriano si attesta attorno a una soglia di stabilità che ha come presupposto gli 8mila tesserati del 2001,estate in cui fino all'ultimo – leggi cessioni sottocosto di Sereni al Middlesbrough e Vergassola al Torino – era in forse la stessa iscrizione al torneo, dove per torneo s'intendeva serie B. Perfinodopo l'ultima retrocessione del 2011, l'oscillazione negativa era venuta a misurarsi nell'ordine delle decine, anziché migliaia di tessere.

Questa costante presenza si traduce quasi in automatico nel sostegno svincolato da ogni condizione, che fa del pubblico doriano uno dei più lealisti in assoluto. Il“centralismo democratico” instaurato da tempo nella tifoseria è un portato degli anni Sessanta-Settanta, quando la minorità generalizzata – nei palazzi del potere come nei media, fino alla stretta logica dei numeri – rendeva necessaria una compattezza difondo dell'ambiente. Da tempo lo scenario è cambiato, per effetto del mantovanesimo i doriani a Genova non sono più “stranieri in patria”, eppure il persistente grado di fedeltà nei numeri si traduce in un filogovernativismo che, dall'avvicendamento tra gli eredi Mantovani e i Garrone-Mondini, trascende le figure di presidenti, dirigenti e allenatori per farsi ontologia.

Vige così il dogma per cui il tifoso è, ed è soltanto, quello che canta e sventola senza mai porre indubbio quanto porti la firma della società; ogni mossa, dalla scelta di un allenatore agli acquisti e cessioni, è in sé e per sé buona e giusta a prescindere, per la sola matrice. L'idea – sacrosanta –che il tifoso debba sostenere la squadra a gioco in corso dal 1' al90' si è fatta globale, ricomprendendo l'intero lunario. Eppure un conto è l'appoggio durante le partite; altro è valutare criticamente, in modo costruttivo, tutto quel che esula dallo stretto evento agonistico. Dal fischio finale di una gara a quello iniziale dell'incontro successivo, il tifoso dovrebbe invece vigilare sull'operato delle persone fisiche espressione concreta della società, sempre nella prospettiva del buon andamento della gestione.Il tifoso ama, ma proprio perché ama non può aderire al paradigma«si ama e non si discute»: a volte, proprio per amore, è necessario discutere.




permalink | inviato da stefanorissetto il 14/8/2015 alle 23:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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