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Diario


16 agosto 2015

Quarto (im)potere


Nei mesi scorsi avevamo visto i servizi-irruzione delle "Iene", letto le inchieste della "Rosea" e perfino un corsivo apparso sul sito della Tv Svizzera, a firma peraltro autorevole quanto notoriamente non innamorata della Sampdoria, anzi.

Adesso, mentre a Ferragosto tutti erano in vacanza, al fascicolo si aggiunge un articolo su "Libero" del giornalista economico Franco Bechis che analizza la situazione generale del presidente, a pochi giorni di distanza da un altro articolo che segnalava un'operazione finanziaria che coinvolgeva la società controllante la Sampdoria.

In margine a tutto questo, più delle controargomentazioni del diretto interessato, rilevano le reazioni di coloro che più di tutti dovrebbero usare attenzione verso le sorti della Sampdoria. I tifosi, a maggioranza, difendono infatti il presidente e attaccano i critici, adombrando ipotesi dietrologiche che reggerebbero la sequenza di inchieste giornalistiche.

In soldoni, gli attacchi si dovrebbero al «fastidio» dato dalla Sampdoria ai tradizionali avversari domestici e soprattutto al calcio delle grandi potenze, segnatamente le due milanesi, estromesso dall'Europa proprio per il guizzo primaverile dell'intrusa.

Se ci può essere del verosimile in tale sospetto di disfavore pregiudiziale, è peraltro oggettivo che l'attuale Sampdoria non rappresenta, negli scenari di mercato e quindi nelle prospettive di classifica, un «fastidio» pari a quello degli anni migliori: eccettuati Eder e finora Soriano, a partire dal campione del mondo Mustafi e da Gabbiadini per finire con i centrocampisti Obiang, Duncan e Rizzo, molti dei giocatori che avevano mercato sono stati prontamente ceduti o non riscattati, per essere rimpiazzati con parametri zero nel segno di una strategia volta più alla tutela degli equilibri economici che al consolidamento tecnico.

Quanto al presunto «fastidio» di certe sortite estemporanee, il mancato deferimento per il caso Pulvirenti dimostra come lo stile del personaggio, dopo la vicenda-Thohir, sia stato ormai metabolizzato a Palazzo nel senso di una sdrammatizzante innocuità.


In alcuni dei casi succitati, inutile precisare quali, c'è materia per credere che l'acribia adoperata nasca da un sentimento assai diverso dall'amore per la causa doriana.

Questo però non dovrebbe classificare in automatico sotto la voce del pregiudizio o, peggio, della malafede ogni questione, specie se motivata, su una persona che è arrivata - in modo fulmineo e sorprendente, anch'esso tuttora oggetto di curiosità – ad avere in custodia non tanto una società per azioni quanto quasi settant'anni di storia collettiva dignitosa e a tratti gloriosa, con il relativo volume di sentimenti, storie, vicende, che riguardano centinaia di migliaia di persone distribuite in almeno quattro generazioni, le loro vite intrecciate, i loro ricordi e le loro speranze. Un patrimonio che non si misura affatto in denaro, ma che nel presente e per il futuro dal denaro non può prescindere.




permalink | inviato da stefanorissetto il 16/8/2015 alle 20:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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