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Un bicchiere in più di Cabernet-Sauvignon della Galilea

Il trucco c'è, ma come nei gialli emerge dall'ultima riga.
Il volantino ciclostilato formato A4 che invita, nel nome della "solidarietà ai popoli palestinese e libanese", al "boicottaggio dei prodotti israeliani", identificabili dai primi numeri del codice a barre, è stato appiccicato prevalentemente addosso ai tazebao del vivace antagonismo rosso genovese, con particolare riguardo per i manifesti del concerto di Caparezza al csoa "Terra di Nessuno" per il quinto anniversario dei fatti del G8.
Ma nella diligente - e, va detto, onesta - indicazione di provenienza del ciclinprop, compare l'indirizzo del più vivace circolo culturale dell'estrema destra locale, radicato nell'area dello scissionismo postmissino.
Così, ancora una volta, il principale punto di contatto tra quelli che negli anni Settanta, con uno di quei lemmi morotei che avrebbero irreversibilmente infestato il lessico, si sarebbero chiamati “opposti estremismi”, è il solito antisraelismo, chissà se e quanto svincolato dal razzismo antisemita deflagrato nel secolo scorso: un'ostilità che non conosce iati o attenuazioni nemmeno in una fase storica in cui due Stati (Anp e Iran) parlano apertamente di cancellazione di un altro Stato, negandone il diritto all'esistenza.
Proporre come rimedio alla crisi israelo-libanese la mediazione dell'Iran, cioé di uno dei due Stati che propugnano la distruzione di Israele, sembrerebbe una battuta di spirito; eppure è successo, purtroppo per opera del nostro presidente del Consiglio. Il che evidenzia il macabro retropensiero che ispira molto della politica italiana su quel fronte.
Non è storia di oggi purtroppo, se il diuturno filoarabismo cinico e utilitaristico viene riconosciuto come merito a un Andreotti che invece, in buona sostanza, concesse ai terroristi arafattiani di fare dell'Italia un loro ostello, in cambio dell'impegno ad astenersi dal malefare in loco. E pensare che poi hanno cercato di incastrarlo con le storie di mafia. Ma qualcuno mi spieghi: trattare con Riina sarebbe stato peggio che trattare con Settembre Nero?
Ancora: mi sembra inaccettabile che ancor oggi si individui il principale merito di Craxi (e ancora di Andreotti, all'epoca ministro degli Esteri) nella parola “Sigonella”. Capisco l'antiamericanismo ottuso e pregiudiziale (peraltro parallelo e coerente all'antisraelismo), ma non vedo quale alto merito di statista possa ascriversi alla scelta di sottrarre al processo e alla condanna (presso una corte d'assise italiana, quindi con tutte le garanzie giuridiche e con la certezza di non essere messi a morte) i responsabili dell'omicidio di un anziano paralitico, colpevole solo di essere di origini ebraiche.

Eppure la questione mediorientale andrebbe considerata in una prospettiva diversa da quella prevalente. Pur tra mille difficoltà e contraddizioni, Israele è giunto a riconoscere i diritti della popolazione araba a organizzarsi in una propria entità statuale autonoma; mentre da parte opposta nessun passo significativo è mai stato compiuto sulla strada del riconoscimento a Israele del diritto di esistere.
Si procede per perifrasi, litoti, reticenze, ma non ci si sposta dall'idea - una volta ineffabile, oggi sempre più palese - che in Terrasanta ci sia posto soltanto per uno Stato arabo con Gerusalemme capitale.
Il popolo ebraico? Sparisca. Tutt'al più se ne vada, magari in Madagascar come avevano lucubrato gli hitleriti prima di orientarsi sulla strategia a base di Zyklon-B. D'altra parte Ahmadinejad ha detto qualcosa di simile, suggerendo le lande alascane come ideale domicilio giudaico.
Ogni riflessione sulla strategia di Israele non dovrebbe prescindere dalla questione preliminare fondamentale del reciproco riconoscimento di diritti tra le popolazioni di origine ebraica e araba.
Invece si lascia correre, nella pubblicistica occidentale - e segnatamente italiana - la parte del lupo e quella dell'agnello, in questa trista favola, è stata assegnata una volta per tutte, senza ripensamenti nemmeno di fronte a quella cosa che è la realtà.

L'importante, certo, è boicottare i pompelmi di Jaffa. Che tristezza. Davanti a certe cose, o ci si incavola di brutto, oppure si prova a passare oltre. Per questo stasera berrò un bicchiere in più di Cabernet-Sauvignon kosher della Galilea.

Pubblicato il 27/7/2006 alle 16.30 nella rubrica Politica.

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