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"Io non l'ho voluto". Parola di Dio

Il Novecento sembrava (sembrava) aver azzerato nell'umanità il senso del sacro e la prospettiva religiosa. Massimamente nella seconda metà del secolo scorso, l'ideologia corrente e il pensiero dominante erano andati radicalmente ostracizzando le fedi dal dibattito culturale e politico e finanche teologico. Dio, in tutti i suoi nomi, era morto e non aveva lasciato eredi.
Dal fondo dell'Ottocento, sempre più ascoltato, Marx sosteneva la necessità della disintossicazione generale dall'oppio dei popoli, consistendo ogni prospettiva di salvazione nell'hic et nunc. Freud spiegava come l'uomo avesse creato Dio a propria immagine e somiglianza. Infine Wittgenstein e Kelsen, analizzando da punti diversi di osservazione la logica del linguaggio, negavano validità a ogni discorso metafisico e quindi giudicavano ammissibile soltanto una visione a-teologica.

Oggi, nel Terzo Millennio, il mondo si affaccia sull'incubo di uno scontro finale nel nome delle religioni. Per alcuni ci si avvia alla rivincita di Roncisvalle, Lepanto e Vienna... Io so solo che quando sento e vedo la gente combattersi nel nome (in uno dei nomi) di Dio, ripenso alla battuta finale di un dramma irrappresentabile il cui titolo ben si addice al nostro fosco presente: "Gli ultimi giorni dell'umanità".
L'ultima battuta, per Kraus che scrisse il suo dramma in margine alla Prima Guerra Mondiale, spetta a Dio. E Dio dice, davanti alla fine del mondo, "Io non l'ho voluto".

Pubblicato il 7/8/2006 alle 18.29 nella rubrica Politica.

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