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Grass e Grossman, Margarethe e Sulamith

E adesso tutto è chiaro, la confessione dei trascorsi nazisti di Gunter Grass aveva lo stesso valore pubblicitario di una paparazzata billionaria tra la soubrettina e il calciatore, oppure di una bottiglia di acqua Pejo in bella vista nei film scollacciati anni Settanta in cui la sceneggiatura era soltanto un intermezzo tra una doccia e l'altra della Fenech.
Uso di proposito paragoni pecorecci, perché mi sembra di analoga volgarità la successione temporale tra le dichiarazioni dello scrittore sul suo passato di SS e la rapidissima colonizzazione delle librerie tedesche a colpi di copie della sua autobiografia. Mi chiedo quale bisogno avesse uno come Grass, ovvero un Nobel quasi ottuagenario, di un patetico e irritante espediente pubblicitario, buono per smerciare qualche libro in più.
Tutto questo getta più di un'ombra sulla genuinità della sua pur tardiva resipiscenza, tradendo un sospetto di ipertrofico narcisismo.
Già mi aveva lasciato abbastanza perplesso la vicenda, probabilmente caricata ad arte, del presunto incontro nel campo di prigionia con il futuro Benedetto XVI, non a caso altro punto forte del tomo grassiano. Ora, può darsi benissimo che si tratti di un episodio realmente accaduto: ha però il retrogusto imbarazzante del paradosso di Totò a Milano, col comico che quando si trova davanti al Duomo dice a Peppino "Questa è la piazza principale, quindi la nostra parente passerà di qua sicuramente".
C'era qualcosa di peggio che svelare trascorsi di entusiasta hitlerita, per un monumento del riscatto tedesco dall'inumanità nazista; ed era farlo per ragioni di cassetta.
Grass così entra in quel novero, purtroppo non ristrettissimo, di artisti assolutamente incapaci di prostituirsi, se non per denaro. Il tutto nelle stesse ore in cui David Grossman recita il Kaddish per il figlio carrista di Tsahal, ucciso da un missile iraniano lanciato dagli hezbollah libanesi. "Mio caro Uri, sono ormai quasi tre giorni che ogni pensiero comincia per "non"" era l'incipit incomparabile dell'orazione, pubblicata ieri da "Repubblica". Israele piange i suoi morti, mentre l'Europa si scopre al tempo stesso tremebonda e cedevole verso antiche e nuove forme di tracotanza, così come portatrice sana (sana?) di antichi morbi, perfino nei luminari della medicina che invece sarebbero stati antichi untorelli. Quanto nazismo, entusiasticamente dissennato o viscidamente opportunista, c'è alle radici dello zelo antinazista, così come accaduto in Italia con il fascismo.
Grass si tenga pure i diritti d'autore della sua autobiografia, propagandata in un modo che direi almeno discutibile. Grossman proceda col ricordo del figlio nel cavo dell mano, a intiepidirgli la sopravvivenza. E allora è meglio rileggersi Celan, perché "Todesfuge" non è mai stata troppo letta e soprattutto in questi giorni, con le cetre appese alle fronde dei salici e Grass che monetizza la sua vergogna d'annata

Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo di notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarethe
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarethe
I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti

Lui grida vangate più a fondo il terreno e voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarethe
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti
Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell’aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina e beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarethe
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell’aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarethe
i tuoi capelli di cenere Sulamith
(Paul Celan, Todesfuge)

Pubblicato il 18/8/2006 alle 18.29 nella rubrica Politica.

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