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Antonia (Grazie ad Antonio Zambrini e a Stefano Bollani)

Non leggo gli spartiti, non so suonare nulla. Amo però la musica e rimpiango che da piccolo non mi abbiano mandato a lezioni di pianoforte. Ogni volta che vedo un pianista provo un’infinita nostalgia, cerco di fare qualcosa di simile su un’altra tastiera ma non è la stessa cosa. Sono un appassionato ma mi muovo a tentoni, con l’entusiasmo di un neofita permanente, ogni tanto scopro una volta di più quante siano le mie lacune.

Quando ho saputo che Stefano Bollani aveva pubblicato un cd di piano solo per la ECM, sono andato subito alla Fnac per comprarlo sulla fiducia. Lui, l’ho ascoltato più di una volta qui a Genova al teatro Modena; non mi piace il suo istrionismo, che poco si confà all’idea che ho di pianista, ma suona benissimo, ha talento cuore e genio, i soldi nei suoi dischi sono sempre ben spesi. Idem per tutto quello che pubblica la ECM, che io chiamo l’Adelphi della discografia. Manfred Eicher mi ha fatto conoscere musicisti straordinari, che “sono” lo stile della sua etichetta: Anouar Brahem, Tomasz Stanko, Susanne Abbuehl, Keith Jarrett naturalmente, e poi il Responsorium Officium Tenebrae di Carlo Gesualdo eseguito dallo Hilliard Ensemble. Per questo, quando un italiano incide per ECM, vuol dire che ce l’ha fatta.
Che io sappia, ultimamente ce l’hanno fatta Rava (vive qui a Genova, alla Foce, ma vuole andarsene, dice che la vita culturale è quella che è), il duo Gianni Coscia-Gianluigi Trovesi (ho conosciuto Coscia alla presentazione di un film, è un mite avvocato alessandrino compagno di scuola di Eco, suona la fisarmonica e con il clarinettista Trovesi sembrano davvero gatto e volpe), il pianista Stefano Battaglia che però conosco poco e appunto Bollani. Ce n’è un altro di pianista che conosco poco, o meglio nulla, o meglio quasi nulla, e ne dirò.
Per prima cosa, del cd di Bollani, ho studiato la lista dei brani. Uno entra alla ECM, è come un esame di laurea, il primo brano del primo cd dev’essere una presentazione che valga una carriera. Ecco, in cima alla lista c’era scritto “Antonia”.
Apro il libretto della custodia e scopro che il brano non è di Bollani, che pure lavora volentieri su composizioni proprie. E’ un certo Antonio Zambrini. Mai sentito, come ho detto sono un superficiale. Viene in mente Valdambrini, quello che suonava con Basso. Vado su Internet, scopro che è un contemporaneissimo, è del ‘63, milanese, “Antonia e altre canzoni” è stato il suo primo disco e piacque molto. Sentiamola, ‘sta “Antonia” suonata da Bollani.
Be’, un’impressione così me l’avevano fatta - nel ramo jazz - soltanto “Estate” di Bruno Martino suonata da Chet Baker nel disco “Live at Capolinea” e “Caravan” di Duke Ellington nel disco per piano solo di Michel Petrucciani registrato in Germania, a Dortmund mi pare. Questa “Antonia” è un capolavoro, è uno di quei brani che potresti aver scritto solo quello e già basterebbe; e molti non ci arriveranno mai. Parte con un tema di sei note, triste e melanconico, poi si avvia lungo un cammino che sembra portare a un riff idoneo a compensare la cupezza dell’incipit; invece torna quel tema, per risparire e lasciare speranza, poi rieccolo, rieccolo ancora, quelle sei note che diventano tutto il brano, non c’è speranza che la storia di e con o forse contro questa Antonia possa diventare qualcosa di vero o di non doloroso, tu ascolti e pensi a chi sia o sia stata Antonia, forse una proiezione dell’autore, di certo il suo rimpianto massimo, quello che poteva essere e non è stato.
A quante cose ho pensato, oggi, mentre riascoltavo “Antonia” per chissà ormai quale volta, sempre alla ricerca del segreto di questo brano. Mi sono fermato perfino alla Fnac, a riascoltarlo leggendo da pagina 91 a pagina 115 del volume che la contitolare della mia ditta ha appena mandato nelle librerie, credo che quel passo sia la cosa migliore che lei abbia mai scritto, ma io, quando lo trascrivevo sotto dettatura al computer dai suoi fogli scritti a mano, mica me ne rendevo conto. Rileggendolo con questa “Antonia” nelle orecchie mi sono quasi commosso, anzi senza il quasi. Questa persona è piena di difetti, gli stessi miei il che ci rende la vita a volte letteralmente impossibile, quante liti e quante amarezze, più di certo delle gioie, però siamo qui dopo ormai non pochi anni, pazienza, e lei è una grande artista davvero, non un pestatasti a cottimo come me. E ora basta pubblicità subliminale.

Sono andato a cercare il cd di Zambrini, sarebbe un modo di ringraziarlo. E anche di capire come fosse la versione originale, per realizzare quanto di Bollani ci sia nella versione di Bollani. Ce n’erano altri due, sullo scaffale, non “Antonia e altre canzoni”. Per ora mi resta il dubbio, ma se per caso Zambrini passasse da queste parti, sappia che ce n’è un altro - anche se non legge la musica né la suona ma la ascolta con la stessa devozione delle vecchiette che non conoscevano il latino ma si sono sentite orfane della Messa in latino - che si è visto fare un regalo imprevisto e immeritato, con un brano non dimenticabile, era da tempo che non ascoltavo nulla di così profondo e perfetto, come una ferita che non guarisce.

Pubblicato il 28/9/2006 alle 1.10 nella rubrica Musica.

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