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Almeno tu nell'universo

Già sarà triste, domenica, tornare a Cagliari per la prima volta da quando se n'è andato Andrea Parodi. La sera dopo la sua ultima, ho tirato fuori dallo scaffale il suo disco inciso due anni fa con Al Di Meola e ho riascoltato "No potho reposare". Si m'esseret possibile d'anghelu / d'ispiritu invisibile piccabo / sas formas; che furabo dae chelu / su sole e sos isteddos e formabo / unu mundu bellissimu pro tene / pro poder dispensare cada bene. Ho pensato che Parodi - mai conosciuto, mai sentito un suo concerto, mi piacevano la sua voce e i suoi dischi, poi un sardo con quel cognome da genovese mi piaceva l'idea, così come sono dispiaciuto di non essere ebreo così mi sarebbe piaciuto essere sardo - ora fosse davvero dentro quella canzone.
Oggi se n'è andato anche Brunetto. Aveva una casa a Sestri e l'ho visto per molti anni ma non ho mai avuto il coraggio di parlargli, poi tre anni fa ci siamo trovati allo stesso tavolo a un matrimonio e lui ha rotto il ghiaccio con la contitolare della mia ditta, per via del comune mestiere di scrivere. Era un uomo amareggiato perché il suo talento non era stato giustamente riconosciuto e aveva ragione. Infatti tutti parlano degli altri ma i più grandi di questa scuola genovese che poi non c'è mai stata, era solo l'aggregazione casuale di alcuni talenti cresciuti nella stessa epoca e nella stessa città, sono stati Bindi e lui. Il primo era un compositore straordinario, con una formazione classica e un gusto per la melodia ineguagliato nella musica popolare: nessuno oggi saprebbe scrivere "Il nostro concerto" e "Arrivederci". Il secondo ha scritto le parole di "Almeno tu nell'universo" e questo basterebbe per chiudere il discorso. E poi era un grande doriano.

Pubblicato il 25/10/2006 alle 16.40 nella rubrica Persone.

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