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Orfeo, non ho tempo di scriverti. Ma d'altra parte non ti ho scritto mai

In memoriam E.G.
(1964-1986)

Amico mio di vino, di canzoni e grandi alibi, anche stavolta non ho tempo di scriverti, ma d'altra parte non ti ho scritto mai.
Ecco che arriva il 13 novembre, un'altra volta ancora, sono già passati vent'anni e nemmeno stavolta ti verrò a trovare, d'altra parte avremmo veramente poco da dirci. O troppo. Niente, tutto sommato.
Qualcosa da chiederti ce l'avrei, un po' di perché e qualche informazione, ma tanto non mi risponderesti, hai sempre fatto come hai voluto tu.
Io per rispondermi ho provato a fare una cosa che non avevo mai fatto, ma a dire il vero l'ho fatta soltanto perché mi ci aveva costretto una persona, che è venuta nella mia vita a fare quello e basta, anzi non ci è venuta nemmeno perché è sempre rimasta un'astrazione perfetta, in questo mondo dove ormai quasi tutto è astratto. Spero che se la passi bene, che abbia costruito la sua casa in un qualche deserto; ma ormai è una nostalgia dell'inaccaduto, così come anche tu sei una nostalgia, differente certo.
Al lume spento della tua pazzia, te ne sei andato via. Ora faccio sul serio lo stesso lavoro che giocavo a fare allora, tu direi che mi manchi ma mi mancavi di più quando c'eri, perché avrei voluto fossi un po' più indulgente con te stesso, meno radicale.
Non ti avevamo capito, nemmeno io perché nessuno di noi ci aveva provato davvero, negli anni mi si è consolidato il terribile sospetto che ci fossimo tutti affezionati al tuo personaggio e avessimo così lasciato al suo destino la persona che lo interpretava, a volte con compiacimento altre con visibile malavoglia.
Non ho mai più visto i tuoi. Incontrano ogni tanto mio fratello e gli dicono che vorrebbero vedermi. Ma cosa gli direi, poi. Tanto lo sanno che ti volevo e ti voglio bene, siamo stati tutti bravi chi più chi meno a farci del male e tu più bravo di tutti. Siamo un passaggio di allodole, con un colpo andiamo giù. E gli anni indietro, e gli anni di quando c'eri tu.
Fra poco esce un nuovo disco di Waits, mi era venuto un colpo a casa tua quando avevo visto che per impratichirtene avevi cominciato proprio da Swordfishtrombones. Quanto gli piacerebbe, una storia come la tua. Ne farebbe un dolente valzerino, come solo lui sa. Sei passato sull'acqua leggero, ci hai lasciato una costellazione di diana rosse semispente e sessantasei vuoti, e adesso amico mio tu sei soltanto vento. E la risposta dov'è? Sarà la stessa per ognuno di noi?
Nemmeno stavolta ho tempo di scriverti, questa non è una lettera. Per salutarti ancora una volta le parole più adatte sarebbero di Cohen; anche se è una storia del tutto diversa, non credo che tu possa avermi mai fregato una ragazza, la ginnasiale mi piaceva ma non avevo avuto il tempo di innamorarmene, perché ero finito a pensare ad altro prima che di lei ti accorgessi tu, e anche lei poi è finita come è finita.
Spero che vi siate ritrovati, almeno voi, perché una delle poche cose che ho saputo veramente di te è che le volevi veramente molto, molto bene e qualcosa mi dice che in tutta la tua follia ci fosse del metodo, e quella belinata, e grossa belinata di vent'anni fa, era solo per andartela a riprendere, come un Orfeo che va, vede il posto e non gli sembra così male, così si ferma con la sua Euridice.
L'ultima volta che ti ho visto sembravi così vecchio, l'impermeabile strappato sulla spalla, sei andato alla stazione per prendere qualsiasi treno, e sei tornato indietro senza Lili Marlene. Ora che dirti, mio fratello e assassino? Non so se mi manchi e nemmeno se ti perdono.

PS la mia copia di "Frau Teleprocu" è sempre con me.

Pubblicato il 12/11/2006 alle 21.37 nella rubrica Persone.

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