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La giostra inceppata

E allora fino a poco fa eravamo qui, come tutti i giorni, a guadare uno dei soliti pomeriggi del sabato, a riempire le pagine che da rosse si fanno verdi, sulla schermata del Macintosh, io mi ero messo le cuffiette per ascoltare un po' di musica mentre passavo la pagina della serie B dopo aver finito tutta la manovalanza di presentazione della partita di domani, il grosso del giornale era la nera con l'accoltellamento di via Tortosa e poi Rutelli e Berlusconi ad avviare la campagna elettorale per le comunali, noi dello sport oggi siamo indietro come l'apparato riproduttivo del bassotto, e allora a un certo punto mi sono perfino andato a prendere un caffé nella nuova macchinetta automatica arrivata all'inizio dell'anno, il chiacchiericcio cameratesco era il solito, potevo assentarmi, ero perfino molto contento perché ho saputo che la mia contitolare, col suo librino che cammina piccolo piccolo sulle stente zampine, è andata in finale al Grinzane Cavour, se la vedrà con Clerici e Fois nella sezione italiana, sembrava insomma un pomeriggio divertente dei soliti.
Ormai da parecchio tempo qui dentro mandiamo avanti una compagnia di giro stabile, dove attori e spettatori coincidono, un modo come un altro per passare il tempo e speziare gli iati più rutinari del lavoro. C'è tutto un repertorio di battute e controbattute automatiche, che al mondo esterno nulla significano, ma tra noi concretano un codice umoristico di comune consapevolezza, un giorno magari lo spiegherò ma adesso non ne ho proprio voglia.
Uno dei più vivaci nel condurre il gioco - a forza di imitazioni dei colleghi, invenzione di tormentoni, fino alla sintesi hegeliana dell'invenzione di tormentoni a carico dei colleghi debitamente imitati - è giustappunto il più giovane, l'ultimo di noi assunto come praticante, sta agli spettacoli ma quando il gioco si fa duro viene a mezzadria da noi allo sport, che poi dagli spettacoli è separato soltanto da una paratia alta un metro e mezzo. Il mio amico praticante ha meno di trent'anni, scrive bene, ha intelligenza e soprattutto quel senso dell'umorismo genovese insuscettibile di traduzione che lo rende irresistibile nei siparietti estemporanei, per questo ci divertiamo molto tra noi perché è come un tennis intellettuale, trovare la battuta giusta, la cavatina nel doppiosenso o nella sfumatura, io sono un musone e un introverso ma con i suoi assist riesco a tirar fuori il mio lato comico, che è molto codificato ma c'è. Sempre più dissimulato, ma c'è.
Ecco, adesso qui tra noi è come calato il silenzio perché mezz'ora fa lui ha ricevuto una telefonata, si è alzato di scatto, dicendo che l'avevano chiamato dalla questura per via di suo padre ed è fuggito giù per le scale senza che nessuno di noi potesse nemmeno chiedergli che cosa fosse successo. Siamo tutti ancora scossi perché quando lavori in un giornale ti ci vuole poco per verificare cose come questa, è bastata una telefonata e subito il mio caposervizio e il direttore e il caporedattore e il responsabile della nera si sono aggregati a capannello, noialtri soldati semplici siamo rimasti seduti alle scrivanie ma avevamo già capito tutto, poi il mio caposervizio è rientrato nello stanzone e ci ha detto quello che avevamo già capito, un malore al supermercato e stop, tutto finito, circolare per favore circolare, non c'è niente da vedere e niente da capire, come nella canzone di Jannacci.
Ecco qua, ora è da mezz'ora che siamo zitti, la televisione con l'anticipo di Ascoli gira per conto suo, nessuno lo segue, anzi è appena finito, anche lui finito, e ora bisogna anche redistribuirci tra noi il lavoro del praticante, pensando anche a quanto sia sgualdrina e innamorevole questa cosa che si chiama vita, ora sgualdrina e ora innamorevole, qualche volta tutte e due le cose insieme, anzi sempre. Mentalmente si dice una preghiera, non a voce nemmeno bassa perché è così. La giostra del battutario zingarevole s'è inceppata, bisognerà pur rimetterla in moto, non domani e nemmeno dopodomani, ma bisognerà farlo, per dare un senso a quel che non ha senso, perlomeno in se stesso.

Pubblicato il 20/1/2007 alle 20.34 nella rubrica Persone.

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