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Al lume spento della tua pazzia, te ne sei andato via


Nel 1991, un miliardario giapponese era divenuto proprietario del “Ritratto del dottor Gachet” di van Gogh, pagandolo 82,5 milioni di dollari all'asta di Christie's.

L'acquirente, allora 75enne, aveva lasciato trapelare l'intenzione di voler essere, a tempo debito, cremato con tutte le cose più care, dipinto compreso.

Dalla morte del signor Ryoei Saito,avvenuta nel 1996, nulla si sa del “Ritratto”, mai più esposto in pubblico, tanto da rendere credibile l'attuazione del desiderio del proprietario.

 Nessuna legge, infatti, avrebbe potuto impedirlo.

Eppure ci sono beni che non apparterrebbero soltanto a chi ne sia padrone. Nella stessaCostituzione repubblicana italiana, finché dura, il punto di sintesi tra le due confliggenti ideologie ispiratrici è l'articolo 42, che prevede la «funzione sociale» della proprietà privata, concetto altrimenti presente soltanto nelle carte fondamentali di Argentina eVenezuela.

Ma se il proprietario di un'opera d'arte di alto valore storico e culturale decidesse di distruggerla, nel concreto non ci sarebbe rimedio.

Mancando l'obbligo di un annuncio simile a quello dato a suo tempo dal signor Saito, l'evento potrebbe ben consumarsi in privato.

Perciò nessuna sanzione può applicarsi a chiunque danneggi in qualsiasi grado e modo un bene di sua proprietà.

Eppure un van Gogh, come ogni cosa che di fatto è di molti se non di tutti, non appartiene soltanto a chi lo abbia pagato in denaro. Chiunque possieda un'opera d'arte è chiamato a risponderne, almeno moralmente, di fronte a tutti quelli che l'abbiano a cuore.

https://www.youtube.com/watch?v=-0kuLkAtgh8

Pubblicato il 18/8/2015 alle 19.57 nella rubrica Diario.

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